PANTALONI E “MUNCALORU”

Sì, è vero, regine della Sardegna le donne sarde indossano “sa punnedda” la gonna lunga che parte dalla vita e arriva alle caviglie. Come una principessa disegna le sue rotonde forme attraverso l’abito, ma chi dice che “sas heminas” non sanno portare anche i pantaloni? Colonna portante di una casa, punto di riferimento per la famiglia, portatrice di nuove creature sul suo grembo e, come se non bastasse, grande lavoratrice sui campi, nell’agricoltura, nella pastorizia e nell’allevamento. Per fare tutto questo ci vogliono un coraggio e una forza che la donna sarda possiede e ha ben in mente. Un coraggio e una forza paragonabili a quelli maschili. E allora non è forse vero che la donna sa portare i pantaloni con le braghe? Fin da piccola porta il velo sul suo capo, “su muncaloru”, crescendo ne indossa uno più nuovo ma non abbandona mai la cultura di un’eleganza sarda che si sposa con la tradizione di un’intelligenza. Eppure, c’è ancora oggi un problema che persiste, che vive nell’isola con imponenza e che la società non riesce ad archiviare: la fiducia nella donna al di là della vita casalinga. Ha dimostrato di saper combattere, superare dolori e ostacoli, ha dimostrato di poter indossare gonne e pantaloni ma in Sardegna rimane ancora lontana l’idea di una figura femminile a capo di un regime. A Cagliari nel consiglio regionale si contano 5 donne su 60 consiglieri e questo è una di quelle prove schiaccianti che la donna rimane ancora un passo indietro rispetto all’uomo, ma non perché non ne ha le competenze. Forse viviamo in una società imprigionata nei ricordi della donna materna e non vista come un uomo d’affari che la mattina indossa la giacca e la cravatta perché ha il potere di cambiare il mondo. Sono poche le donne che ricoprono quella posizione, ma se in Italia si conta una percentuale inferiore rispetto al sesso maschile, in Sardegna è quasi impossibile ottenere dati statistici paragonabili. Si fermano all’imprenditoria, alla funzione di segretaria ma mai si posizionano davanti al capo. Eppure nel loro armadio si trova di sicuro l’abito più elegante fra tutti, pronto per essere sfoggiato all’occasione, proprio come fa un uomo con il suo lavoro. Dove sono le differenze? Perché la diversità di genere deve essere applicata in ambiti a cui non appartiene? Più volte la scelta fra candidati di sesso opposto ricade sul sesso maschile, nonostante la donna dimostri di essere un pozzo di sapienza. Si sente dire che le donne sono “arpie, velenose” che basta poco o un momento sbagliato per scatenare un putiferio e questo in Consiglio non può succedere! Ma seppur vero, quanto è distante dagli errori e dalle alzate di mano per votare a favore un argomento di cui non si è capito niente, proprio della maggioranza maschile? Per citare un esempio riflessivo dico: “è vero che le donne alla guida sono più imbranate, parcheggiano male, tamponano altre auto per distrazione, ammaccano la carrozzeria e non capiscono nulla di motori. Ma… la stragrande maggioranza degli incidenti mortali è dato da quegli stessi uomini che sanno correre e guidare”. Insomma, a volte rompere le linee di una cultura troppo fossile può aiutare a rendere migliori.

di Ilaria Tucconi                          ph. Pinuccio Oppo
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