BARBARA OGGIANO – LA DESCRIZIONE DI UN ATTIMO

di Francesca Arca

La fotografia è un’arte complessa e sfumata fatta di istanti impercettibili e di emozioni improvvise, di attimi perfetti e tempo che si cristallizza in una immutabile fermezza. L’occhio esperto nota la maestria della tecnica – necessaria affinché sia possibile riuscire a catturare con l’obiettivo un piccolo frammento di realtà – ma è la capacità nel saper raccontare, che differenzia l’arte del fotografo dal semplice amatore. E’ così che Barbara Oggiano ci trasporta nel suo universo appassionato, raccontato attraverso le immagini di una realtà vera, priva di artifizi. Il suo sguardo intenso, innamorato del mondo, è capace di intrappolare l’essenza autentica di chi si ferma a farsi rapire dall’occhio della sua macchina fotografica. «Inizialmente facevo teatro sperimentale con Marco Boscani – ci racconta quando le chiediamo dei suoi esordi – ma non credevo che quella fosse la mia strada. Avevo già un legame con la fotografia. Era un ricordo legato alla mia infanzia e alla passione di mio zio per gli scatti. Lasciai così il teatro e comprai la mia prima macchina fotografica da un ragazzo dell’Ex-Q. Era il periodo in cui Marco Sanna, che considero il mio maestro, era tornato a Sassari e iniziava a portare avanti i primi corsi. Avevo già acquisito un po’ di dimestichezza con la macchina e venni subito inserita nel corso avanzato. Questo è stato il mio inizio. Sono seguiti altri corsi di perfezionamento, la camera oscura con Fabian Volti, la scuola di cinema con Sergio Scavio, la direzione della fotografia di un cortometraggio. Il mio lavoro è quello di fotografa pubblicitaria, che faccio senza mai abbandonare o tradire il mio lato artistico. La mia vita è il reportage ma anche quando fotografo il prodotto di un determinato marchio, cerco di raccontarne la storia. Non mi limito a mostrarlo agli altri, devo capire e rivelarne l’essenza che lo caratterizza.»

E’ così Barbara Oggiano; guarda, scava e mostra allo spettatore il lato profondo di ciò che vede. Ciò che sta in superficie non è mai oggetto del suo interesse. La sua ricerca artistica si volge su piani differenti, guarda da dentro ciò che sta fuori e coglie ciò che si ripete inalterato nell’animo di chi osserva. Nessun artificio dunque, ma solo il tentativo di cogliere la bellezza nei visi delle persone comuni, nei piccoli movimenti, in una ruga, in una mano o negli occhi chiusi di chi prova a descrivere il proprio mondo senza rivelarlo apertamente. Barbara Oggiano è avvolgente con la sua sensibilità, facendo cogliere in ogni trama del suo lavoro fatto di immagini, la forza di un percorso lungo, depositando in ogni scatto un po’ di sé attraverso scorci, volti e angoli di vita. Ogni singola foto diventa un piccolo racconto. Lo spettatore è portato a chiedersi quale storia di vita abbia spinto gli eventi fino a quel preciso istante, immortalato nell’immagine. Tutto ciò che per sua natura è fisso, inizia così a muoversi, tutto ciò che per sua natura dovrebbe essere “ricordo”, diventa vita in un eterno “qui e ora”. «Amo l’utilizzo del bianco e nero – continua la Oggiano – non dico che il colore sia qualcosa che rimanga in superficie ma è ciò che colpisce per primo. Solo dopo che si è riusciti ad andare oltre il colore si può leggere il messaggio. Al di là della mia predilezione per i maestri del bianco e nero come Cartier-Bresson, trovo che attraverso il suo utilizzo si possa arrivare all’essenza vera delle cose. La fotografia è “potenza” che si manifesta nell’ “atto” . Filosofia e fotografia sono due discipline che nel mio caso si compenetrano. Entrambe hanno a che vedere con la “ricerca del “senso”, il “mio senso” e quello della vita stessa. Attraverso la fotografia realizzo una potenzialità che senza quel click – l’atto – rimarrebbe inespressa. In questo modo, citando Socrate, il mio filosofo per eccellenza, “conosco me stessa”»

Il b/n diventa quindi per Barbara Oggiano non solo una scelta estetica ma una vera espressione della propria ricerca filosofica per immagini. «La fotografia è come Luce che si fa strada nel Buio, perché senza il nero non esisterebbe il bianco e viceversa. La luce però la fa franca proprio perché attraversa quel buio e lo trascende. La fotografia mette in luce anche le nostre di ombre, ma è solo così – guardando de visu anche i propri demoni – che si sconfiggono le paure. Oltrepassando i propri limiti, sperimentando, mettendosi alla prova, giocando con l’assurdo si prende consapevolezza del proprio “sé”, si giunge all’essere oltre l’apparire. Devo dire comunque che mi piacciono certi colori come il dorato della luce delle candele. E’ un colore che certe volte mi dispiace dover desaturare perché, come il b/n, ha a che fare con l’anima, con l’altrove, con l’essenza.» Ma qual è il soggetto che più di ogni altro è in grado di rispecchiare questa ricerca artistica e filosofica che permea il lavoro costante di Barbara Oggiano? «Mi piace cogliere i momenti della vita quotidiana, i volti delle persone, i luoghi. Non sono fatta per ritrarre paesaggi classici propriamente intesi, ma ci sono scorci che mi incantano. Amo la street-art. In questo periodo sono alla ricerca delle geometrie. Mi affascina tutto ciò che è un po’ geometrico, che rimane in bilico tra equilibrio e disequilibrio. C’è una foto che ho scattato qualche tempo fa e che ho titolato “Tira dritto e rompi le righe”. Era come se il paesaggio stesso cercasse di comunicare qualcosa a tutto ciò che gli stava intorno: saper procedere per la propria strada capendo quando è il momento di rompere le righe e infrangere le geometrie pur mantenendole in equilibrio. Dicono molto più le mie foto di quanto possa dire io. Bisognerebbe recuperare il senso estetico, la funzione culturale dell’immagine, insegnare ed educare alla bellezza. Siamo talmente sommersi dalle immagini che ci siamo disabituati al senso e all’arte che esse dovrebbero portare. L’arte è come uno sparo, qualcosa che ti trapassa ma che invece di uccidere crea vita, in uno scambio costante.» Uno scambio reciproco e vitale in cui soggetto e oggetto diventano sempre più sfumati tanto da ritrovarsi a osservare se stessi in tutti i gesti e i luoghi fermati in scatti delicati e violenti, sognanti e realistici, come la vita che scorre. Barbara Oggiano descrive attimi che caratterizzano il mondo, ribaltandoli e mostrandone l’unicità, dando a noi l’opportunità di osservare e osservarci in un modo completamente diverso.

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