di Marina Garau Chessa

Quello che segue è un breve ma denso amarcord sulla storia dei cinema a Sassari. Tante testimonianze raccolte e unite dal filo comune dei ricordi.

Negli anni ’70 tutti andavano al cinema. La domenica sapevi dove andare. (O.)

L’apertura del nuovo multisala ha provocato nei sassaresi un’ondata di ricordi, dai quali si scopre che, in passato, la vita cinematografica cittadina era ben più vivace di quanto si potesse immaginare. Nei primi anni ’70, infatti, Sassari contava ben otto sale cinematografiche: il Ferroviario, il Rex, lo Smeraldo, il Verdi, l’Astra, il Quattro Colonne, il Moderno e l’Ariston, il più giovane e più grande. Gli ultimi tre erano dei Guarino, mentre l’Astra è ancora proprietà in parte del Comune e in parte della Provincia di Sassari. Il Verdi, all’inizio della sua storia, era solo un cinema; successivamente divenne anche teatro. Sebbene i cinema prevedessero sconti per ragazzi fino a 12 anni e militari, biglietti e tessere omaggio, il biglietto del cinema non era facilmente accessibile a tutti: l’Astra e l’Ariston erano i più cari, mentre il Rex e lo Smeraldo erano i più economici. C’erano diversi prezzi a seconda dell’ordine di posti e, ovviamente, la “piccionaia” era la meno costosa. Il Rex e lo Smeraldo facevano eccezione perché su un piano solo.

Mio padre mi dava 100 lire la domenica e dovevo metterle da parte per entrare al Rex; ma potevo entrare allo Smeraldo. Per capire la proporzione: le figurine costavano 10 lire. E non erano certo adesive, dovevi usare la colla. (S.)

Era meglio fare attenzione a dove ci si sedeva. I posti migliori della platea erano le primissime file o le ultime sotto la galleria, ma non per la vista dello schermo.

Le persone dai posti in alto buttavano di tutto: cicche, noccioline, di tutto di più… (O.)

Inoltre:

La sala non era proprio silenziosa, come adesso: la gente parlava, commentava e si scambiava opinioni sul film. (O.)

Se capitava di entrare a spettacolo iniziato, una maschera armata di pila faceva accomodare i ritardatari; e non sempre su comode e morbide poltroncine. L’Astra, il Quattro Colonne ed il Moderno avevano le poltrone, mentre gli altri avevano le sedie pieghevoli o sedie classiche. Il biglietto del Rex, che si trovava in quella che oggi è via Don Piga, a breve distanza dal Mas.Edu, costava 150 lire. Nella storia del Rex c’è anche un evento interessante: nel novembre del 1973, durante la tournée di Guerra di Popolo in Cile e Mistero Buffo, Dario Fo non consentì agli agenti di polizia di entrare in teatro. Seguì l’arresto per “resistenza a pubblico ufficiale”, e l’attore passò una notte in cella.

L’Astra era il cinema dei ‘ricchi’: per entrarci si spendevano anche 400 – 500 lire. Al Quattro Colonne ne spendevi 200. Davano spettacoli normali e la sera quelli vietati. (G.)

L’Astra, un cinema molto frequentato, divenne una sala a “luci rosse” negli anni ’80 e, nel periodo natalizio, interrompeva la solita programmazione per proiettare i cartoni animati per bambini. La programmazione era abbastanza varia e, solitamente, le prime visioni venivano proiettate all’Astra, all’Ariston, al Verdi, al Moderno e al Quattro colonne. Alle prime proiezioni venivano sospesi tessere e biglietti omaggio.

Una volta ho avuto i biglietti omaggio per il Moderno, ma quel giorno non valevano, e me li son dovuti tenere. (S.)

All’Ariston abbiamo visto Via col vento. Frequentavo le Magistrali e ci avevano portato a vederlo una mattina. Quanto era lungo! (M.R.)

Al Moderno davano i film di guerra e coi robot. (G.)

Siamo andati a vedere Serafino. Tutti andavano a vedere i film di Celentano, Giuliano Gemma, Gianni Morandi, Franco e Ciccio, Bud Spencer e Terence Hill. Abbiamo visto pure Anche gli angeli mangiano fagioli. (O.)

Abbiamo visto La conquista del West al Cinema; e poi in TV a puntate. Le ultime le abbiamo viste a colori. (O.)

Inaugurazione del Ferroviario a Sassari

In genere le proiezioni erano in bianco e nero, ma le pellicole a colori non tardarono, comparendo verso la fine degli anni ‘70. La sala era completamente buia.

Adesso ci sono delle luci per terra, allora l’unica luce era quella che arrivava dalla cinepresa con le ‘pizze’; e se ci mettevi la mano in mezzo la potevi vedere proiettata nello schermo. Figurati quando qualcuno si alzava… (G.)

Se arrivavi in ritardo potevi rimanere a rivedere l’inizio dello spettacolo successivo: non ti buttava fuori nessuno.” (O.)

Al Quattro colonne abbiamo visto “Altrimenti ci arrabbiamo”, e ci è piaciuto tanto che quella sera siamo rimasti lì e l’abbiamo visto 2-3 volte!” (M.R.)

I film potevano essere, come adesso, vietati ai minori di 14 o 18 anni; ma la complicità di un ragazzo più grande permetteva di entrare ugualmente.

Il mio primo film vietato l’ho visto al Quattro Colonne. Era Serafino, con Celentano, ed era vietato ai minori di 14 anni. Ero andato a vederlo con quello che abitava sotto casa nostra, che era più grande. Quello che tagliava i biglietti mi ha squadrato, ha sospettato che non avessi 14 anni ma mi ha lasciato entrare. (S.)

Ho visto Malizia al Verdi. Era vietato ai minori di 18 anni, e mi avevano chiesto i documenti. Ero già incinta. (M.R.)

Ho visto il primo film vietato con il mio fidanzato, che era più grande. Alle prime scene ‘sconvenienti’ mi ha portata via. (O.)

Non essendoci ancora il divieto, in sala si fumava molto.

Allora c’erano le sigarette sfuse: per cinque Nazionali spendevo intorno alle 45 lire (G.) Mi mandavano a comprare le Super con filtro, costavano 15 lire e le mettevano in piccole bustine di carta.

Non c’era il bar all’interno del cinema: il Quattro Colonne ne aveva uno nella galleria interna, l’Astra uno nella stessa via e l’Ariston aveva un “pass” che metteva in comunicazione il cinema col bar accanto. Per tutti gli altri cinema c’erano delle bancarelle fuori.

Compravi quello che volevi ed entravi; e le bibite erano nelle bottiglie di vetro. Le bottiglie vuote non si buttavano: andavano restituite perché si riciclavano. (O.)

Il giorno dedicato al cinema era la domenica, dato che durante la settimana si lavorava e lo spettacolo iniziava presto. All’inizio c’era un solo turno, il primo pomeriggio; ma dopo breve tempo il numero degli spettacoli aumentò.

Mi ricordo che chiedevo a mamma di pranzare presto, verso mezzogiorno – mezzogiorno e mezza, perché dovevo andare al cinema. Dopo il cinema si andava a prendere un gelato, a bere un’aranciata. E poi dovevamo farcela a piedi fino al Latte Dolce, perché non c’erano autobus. (O.)

L’interesse dei sassaresi per il cinema non si fermava alle grandi sale. Frequentatissimi, da tutte le fasce d’età, erano anche il cinema parrocchiale ed il Cineforum. In una sala di San Donato, la domenica, venivano proiettati dei film le cui “pizze” si andavano a prendere in seminario, e la programmazione era decisa dal prete. Non avvenivano scene da Nuovo Cinema Paradiso, in cui si censuravano le scene “sconvenienti”: ciò che non si considerava adeguato, semplicemente non veniva proiettato. La scelta cadeva su film western o per famiglie, come Pecos Bill e Marcellino pane e vino, e mai pellicole molto recenti. Anche qui c’era un biglietto d’ingresso: 30 lire. I missionari del PIME avevano due sale, una in via Caboto e una in via Solari. In via Caboto, dove ora c’è il tabacchino, c’era un garage dove si proiettavano i film e dove, spesso, si andava a ballare. Anche qui si pagava un biglietto d’ingresso: 100 lire.
Ma era in via Solari, al Cineforum, che avvenivano le proiezioni più complesse e le discussioni. L’atmosfera era sicuramente più noir, con i film di Charlie Chaplin ed Hitchcock. Al termine della proiezione Padre Canu, che nel suo tempo libero dipingeva, guidava la discussione spiegando l’uso e la funzione delle inquadrature cercando di illustrare ai presenti il linguaggio cinematografico. La proiezione e la “lezione” sul cinema erano gratuite, ma si faceva una apposita tessera. Il Cineforum era aperto a tutti, ma:

…alla proiezione c’erano anche adulti, ma al Cineforum c’erano solo ragazzi… Quelli della ‘greffa’. (S.)

Il cinema quindi, era un momento di aggregazione per i sassaresi. Il punto di ritrovo era la Chiesa, sia che si decidesse di proseguire per il cinema o che si approfittasse di una delle sale che la Chiesa metteva a disposizione. Uno dei momenti di aggregazione, quindi, era proprio la proiezione della pellicola. Negli anni, purtroppo, molte di queste cose sono andate perdute. Una banca ha preso il posto del Rex, lo Smeraldo ha perso la sua funzione cinematografica in favore di quella teatrale e molte sale, parrocchiali e non, hanno chiuso i battenti. Il Verdi, invece, ha mantenuto sia l’uso teatrale che quello cinematografico.

La nuova apertura del Citiplex Moderno ha fatto riscoprire alla città quell’interesse per la settima arte che ha fatto parte della vita di molti ragazzi delle generazioni passate.

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4 commenti su “I VECCHI CINEMA A SASSARI

  1. Pure io ho visto Via Col Vento al cinema dell’epoca! Mi aveva portato mia mamma. Ogna cosa longa! Però lo ricorderò per sempre! Grazie. Bellissimo momento amarcord!

  2. Mi ricordo il Ferroviario, il Rex, lo Smeraldo, il Moderno, l’Agusteo, il Verdi ,il Quattro Colonne, l’Ariston. Non ricordo il Belvedere, il cinema dei frati a Cappuccini: in quel tempo molte parrocchie avevano il loro cinemino. E San Nicola oltre il cinema aveva il teatro.

  3. A differenza delle altre sale parrochiali il Belvedere era una vera e propria sala cinematografica, la sua programmazione veniva inserita nella rubrica ” Oggi al cinema” della Nuova Sardegna, in quel locale ho visto i films “La storia del generale Custer” con Errol Flynn e “La piccola principessa” con Shirley Temple

  4. Al REX tanti film tra l’altro “TERREMOTO” il primo film in dolby surround, alla prima scossa di terremoto nel film la gente scappava dalla sala piangendo (noi pure, io e mia sorella Anna Maria Langiu). Allo SMERALDO “CASSANDRA CROSSING” con Sophia Loren, All’ASTRA tutti i film di bambini (prendeva le due fascie: di pomeriggio spettacolo per bambini e di notte spettacolo per adulti). All’ARISTON ed al MODERNO di mattina proiettavano gli spettacoli per gli studenti, i biglietti venivano distribuiti fuori dalle scuole, ma dovevi essere accompagnato dai genitori, C’era l’inghippo dovevano vendere le enciclopedie. Noi la comprammo due volte LE FONTI DEL SAPERE (prima 10 volumi ed in un’altra occasione gli altri 10). Credo l’enciclopedia più brutta ed inutile della mia vita. però ci regalavano con l’enciclopedia; la prima volta un proiettore microscopio (mettevi i vetrini e li proiettava sul muro) e la seconda volta una macchina che “produceva” soldatini (c’era un calco dove tu inserivi delle palline di plastica, poi lo stampo lo inserivi nella macchina che scaldava la plastica e poi separavi il calco ed avevi il soldatino).

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