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vie3Con i miei contributi non ho la pretesa di poter dire qualcosa in più di chi, ben più autorevole, mi ha preceduto, né tanto meno assurgermi al ruolo di storico sassarese o scrittore. Ciò che mi porta a condividere quello che conosco, e mi appassiona, è solo il piacere dettato dall’attaccamento verso la mia città e verso chi prova lo stesso sentimento. Tempo fa, curiosando tra le carte di mio padre, ho avuto per le mani l’Elenco delle vie e piazze della città, edito nel 1908 dal Comune di Sassari e stampato dalla Premiata Ditta Giuseppe Dessì. In esso sono riportati, schematizzati in colonne, i toponimi antichi (fino al 1872) e le relative denominazioni a seguito del censimento dello stesso anno e delle deliberazioni di Giunta e Consiglio dei successivi anni 1875 e 1901. Pur sapendo che è facilmente reperibile presso la biblioteca comunale di Piazza Tola, il primo pensiero, mentre sfogliavo questo libretto di una cinquantina di pagine, è stato quello di avere in mano un documento prezioso non tanto per il valore economico, forse pari a zero, ma per il valore storico in sé racchiuso. La società moderna, pur avendo le possibilità grazie alla tecnologia disponibile in tutte le case e a portata di tasca (chi non ha uno smartphone con collegamento internet alzi la mano), sta perdendo ogni memoria della propria storia, distratta da tutto ciò che è effimero e sempre in attesa della successiva, più recente e tecnologica versione. Come disse recentemente Vint Cerv, uno dei padri fondatori di internet, “Stiamo gettando tutti i nostri dati in un potenziale buco nero delle informazioni con la massima disinvoltura. Digitalizziamo le foto perché in questo modo pensiamo di preservarle, senza capire che, se non prendiamo altri provvedimenti, le versioni digitali potrebbero non essere migliori, ma forse anche peggiori, dei manufatti che abbiamo digitalizzato. Se avete delle foto che vi stanno davvero a cuore, stampatele”. A mio avviso il problema non è la qualità delle immagini, bensì lo è la perdita del supporto informatico sul quale le lasciamo e non credo di essere l’unico ad aver perso migliaia di foto incautamente conservate su un hard disk che da un giorno all’altro ha smesso di essere vitale. Con questo cerco di dire che oltre a non avere più il minimo interesse a informarci sul nostro passato, non diamo nemmeno il giusto peso a chi lo fa per lavoro e passione e lo mette a nostra disposizione. Su queste pagine non riporterò lo schema riprodotto, né l’intera toponimia dell’epoca ma, grazie alla relazione “Recupero degli antichi toponimi della città murata” di Alessandro Ponzeletti ed altre fonti, mi limiterò a raccontare di quelle denominazioni in parte riscoperte grazie al lavoro fatto dal Rotary Club Sassari alla fine del secolo scorso quando, in collaborazione con i maestri dell’Istituto d’Arte cittadino, ha ridato vita alla vecchia toponomastica in alcune strade del rione di Sant’Apollinare, con l’aggiunta di altre curiosità. Sarebbe buona cosa se, come già proposto dallo storico Alessandro Ponzeletti e dall’ex consigliere di circoscrizione Mario Ibba nel 2011, si estendesse tale operazione a tutte le vie della “città murata”. Per il momento accontentiamoci. Come già anticipato sulla pagina Facebook della rivista, una delle vie che più di altre ha subito modifiche nel corso dei secoli è stata l’attuale Largo Felice Cavallotti al quale fu intitolata la strada per la sua strenua difesa nei confronti della Sardegna. Come riportato sulla relazione menzionata in precedenza risulta essere, da atti dei secoli XVII e XVIII e dalla carta Masetti Raimondi del 1908, Pian di Castello o Lu Pianu, ossia il terreno antistante il Castello Aragonese demolito nel 1878 e sul quale stazionavano i facchini in attesa di lavoro. Successivamente venne rinominato in Piazza Santa Caterina per via dell’omonima chiesa demolita nel 1853 per diventare Largo Cavour (Camillo Benso Conte di Cavour), Largo Azuni e Piazza Azuni (Domenico Alberto Azuni, giurista e magistrato del Regno di Sardegna), rispettivamente nel 1872, 1875 e 1901. Ci fu un intervallo a cavallo del ventennio fascista in cui, come spesso si usava all’epoca, venne chiamato Largo XXVIII Ottobre in ricordo della marcia su Roma del 1922. A proposito dell’odierna Piazza Azuni, che mantiene la denominazione dal 1875, era conosciuta antecedentemente al 1872 come Piazzetta Palazzo poiché, a fianco dell’antica chiesa di Santa Caterina, vi era il Palazzo del Governo “presso il quale si tenevano le solenni sedute del Consiglio Maggiore e qualche Parlamento”, come riporta Enrico Costa. Lo stesso palazzo diede vita ad altre due vie. La prima, Via Luzzatti, nata come Carrel del Palau Real e Via del Governo prima di essere rinominata Via delle Finanze nel 1872 e Via Luigi Luzzatti (Giurista, economista e Presidente del Consiglio dei ministri dal 1910 al 1911) nel 1901. vie5All’inizio della via, sul lato sinistro per chi sale, si trova un palazzo in stile neoclassico costruito nel 1861 secondo la nuova strada tracciata dagli architetti piemontesi per dare un nuovo volto all’Italia Unita. In detto palazzo, che ospita attualmente i negozi Tomè e Intimissimi, aveva sede l’Intendenza di Finanza di cui ancora si conserva la targa sopra il portone principale dello stabile e alla quale, salvo errori, si deve la denominazione della via nel 1872. Nella Via Luzzatti troviamo, salendo sulla destra, un vicolo chiuso orfano di nome e conosciuto fino al 1872 con i nomi di La Gualdia, probabilmente corruzione del termine guardia e successivamente Stretta della Guardia, in quanto vi stazionava il Corpo di Guardia del Governatore del Logudoro. Una curiosità su Via Scano, che da Via Usai porta a Via al Carmine. Antecedentemente al 1872 era conosciuta come via Donna Minnia Scano per essere rinominata in via Scano in quello stesso anno. La donna in questione apparteneva alla famiglia Scano di Castelvy, che gestì una tipografia a cavallo del 1600. Provando a fare un gioco di fantasia, si potrebbe anche abbinare il nome alla famiglia Quesada, legata alla storia di un palazzo di Via Mercato, attuale sede del Circolo Sassarese. vie4Tra le famiglie nobili di Sassari vi era quella dei Quesada, tra i quali un Sebastiano Luigi Quesada, ultimo Signore Utile delle Scrivanie di Sassari, Alghero e Castel Aragonese (l’attuale Castelsardo), capitano e comandante del battaglione della milizia sassarese che potrebbe essere l’intestatario dell’omonima Corte Quesada, già Colthi di lu Culunnellu Casadda e Corte Colonello Quesada fino al 1872, anche se la storia ufficiale parla del cognome Casadda riconoscibile in Casaggia ed infine in Quesada, sempre legato al palazzo di Via Mercato, attribuendo quindi l’origine della via a un certo don Giovanni Antonio Casaggia che ricoprì la carica civica di “Padre degli Orfani” e sepolto nel Duomo sassarese. Giovanna Maria Quesada, nota Minnia, era appunto nipote di Sebastiano Luigi, nata da Antonio Luigi Quesada e Maria Giuseppa Caterina Escano (Possibile corruzione di Escano in Scano) nel 1835 e morta nel 1854 in seguito all’assalto di un suo pretendente respinto per ben due volte. La via in questione è stata recentemente rinominata Antonio Scano, giornalista e scrittore di Neoneli, che evidentemente stava a cuore a qualcuno. Via Capo d’oro l’ho sempre sentita nominare da un carissimo amico, il cui padre aveva un magazzino in quella via. Ha mantenuto lo stesso nome dal XIX secolo ma antecedentemente al 1872 era conosciuta anche come Calle de Cabu d’Ortu. Da atti notarili del Settecento si vuole indicare come via posta all’inizio dell’orto, secondo le indicazioni medievali che volevano uno spazio libero coltivato tra le case e le mura. Sempre giocando con un po’ di fantasia, si potrebbe pensare ad una corruzione del nome appartenente ad antiche famiglie sarde (Ortu) che, secondo autorevoli genealogisti andrebbe ricercata in un soprannome ad indicare che, probabilmente, possedevano un orto o ne facevano commercio di prodotti, in un altro ben distinto. Ancor vero che Enrico Costa nel suo Sassari parla di via Capo d’oro e riferendosi al passato di de Capudoro, Cabudoro o Caputoro, cognome di antica famiglia sassarese che diede il nome a parecchie vie: “Trovo infatti verso il 1636 la carrer de Nicola Capudoro quondam, ed anche quella di Don Antonio Cabudoro”. vie2Per completezza di informazioni, il cognome Ortu si trova anche in Spagna e parrebbe appartenere ugualmente ad antica famiglia. Sempre Ponzeletti, nella sopra menzionata relazione, ci dice che l’attuale Via Rosello, dall’antica fonte di epoca romana Gurusele che alimentava l’acquedotto che portava l’acqua alla città di Turris Libyssonis (Porto Torres), era nominata, da fonti dei secoli XVII e XVIII, Plas dels magazed de la carnaceria, Carrel de l’Argenteria, Nostra Segnora de Loreto de la porta de la carnaceria (dall’oratorio di Nostra Signora di Loreto, tutt’ora presente), Platha de la carnaceria, Via Argentari, Colsthi davant masell. Tutti nomi di chiare origine aragonesi e facenti riferimento alla principale attività di vendita di carne e, in due casi, ad attività legate all’argento. Da atti dell’Archivio Storico di Sassari abbiamo la conferma della florida attività degli argentieri di Sassari tra il Milleduecento e il Millequattrocento, e del fatto che la via in questione era nominata l’Argentaria fin quasi a metà del Milleottocento. Palazzo Ducale, sede dell’amministrazione cittadina, è situato nella Piazza del Comune. Edificato tra il 1775 e il 1805 per volere di don Antonio Manca Amat, marchese di Mores che morì prima di poterlo abitare. Il primo che ne fece propria dimora fu il nipote don Vincenzo Manca Amat, duca di Vallombrosa. Successivamente fu abitato da privati, adibito a sede della Prefettura, dell’Amministrazione Provinciale e, solo dal 1878, sede del Municipio di Sassari che lo assunse al patrimonio immobiliare. La piazza cambiò nome a più riprese seguendo, spesso e volentieri, l’inquilino del palazzo. Passò così da Carrer del Marquis de Mores, Carrer de Canonicu Querqui e Corte di lu Duca a Piazzetta del Duca, fino al 1872. Per un breve periodo, fino al 1875, venne anche rinominata in Piazzetta Vallombrosa, per poi tornare a Piazzetta del Duca. Dal 1801 è conosciuta nella forma attuale, Piazza del Comune. Un’altra via che mi ha incuriosito per gli antichi toponimi è Via Maddalena. Chi ha qualche anno in più di me ne conoscerà sicuramente la storia. Fino al 1849, anno in cui iniziò l’attività della nuova struttura ospedaliera di Piazza Fiume, era presente un ospedale sorto in epoca medievale noto come Ospedale di Santa Croce. Ivi erano presenti quattro campate gotiche che ospitavano i vari reparti, suddivisi per maschi e femmine, e nei quali erano presenti gli altari della Maddalena (che diede poi il nome alla via), dell’Annunziata (alla quale fu intitolata la nuova struttura) a San Raffaele e Tobia di Sant’Ambrogio. L’ospedale era retto dall’Ordine di San Giovanni di Dio detto del “Fate bene fratelli”, che diede il nome all’attigua corte (Corte di Sant Juan). In epoca medievale la via era conosciuta come La Maddalena e Carrer de l’Ospital de Sant Creus. Attualmente, esistono molte viuzze chiuse, strette e brevi, che un tempo avevano una propria denominazione data, nella maggior parte dei casi, dal nome della persona che vi abitava. A cavallo dell’800, quasi tutte persero il nome per essere, da lì in poi, indicate solo come vicolo chiuso della via principale. Secondo il mio modesto parere, è sinonimo di perdita di identità della città, perdita di una parte di storia e, perché no, anche di aspetto curioso che, sopratutto nei piccoli centri ancora viene conservato. vie6Oggi, invece di Vicolo chiuso in Via Turritana avremmo ancora Corte della schiuma, probabilmente preso a prestito dal Dottor Exuma, reggente della città nel 1627. Potremmo avere ancora Carrer del Cimitoriu de san Nicolas (via del cimitero di San Nicola) a ricordarci che, al posto del Vicolo chiuso di Via Frigaglia, esisteva l’antico cimitero medievale della cattedrale utilizzato fino al 1830 circa. Come abbiamo visto, la maggior parte delle vie della “città murata” ha origine spagnola (aragonese/ catalana) a causa della lunga dominazione subita dalla città dal 1323 al 1713 e dall’isola intera. Nel corso degli anni hanno subito modifiche probabilmente dovute alla difficoltà nel pronunciarle e nel riportarle nella loro esattezza o perché, nel frattempo, cambiavano le attività esercitate o le persone di spessore pubblico che ivi risiedevano. Si potrebbe riempire l’intera rivista sull’origine delle vie cittadine e sulle varie curiosità ad esse legate ma mi auguro, con queste poche righe, di invogliare chi leggerà a cercare maggiori informazioni e a provare a immaginare, passando per quelle viuzze, come poteva essere la città a quel tempo e come sarebbe potuta essere oggi.

di Alessandro Luiu
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