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cano2Siamo stati al cospetto di Liliana Cano. Non senza avvisare, certo. È stata sua figlia Chiara a metterci in contatto, sempre con molta disponibilità e gentilezza, le stesse qualità che abbiamo poi ritrovato anche nella famosa pittrice. Liliana Cano ci ha aperto le porte del suo laboratorio lo scorso 9 ottobre, il giorno prima del suo novantaduesimo compleanno. «Non parliamo di auguri», dice subito con un sorriso, «portano male se fatti in anticipo e comunque io trascorro i miei compleanni sempre molto in sordina.» Poche parole che dicono però tantissimo sulla sua personalità.  Sul pavimento ci sono tele di varie dimensioni. Tutte dipinte, ordinate, molte già coperte nel cellophane. Sono per la prossima mostra in programma che, naturalmente, ora che leggete queste pagine si è già conclusa. cano1Vi sveleremo più avanti dove si è tenuta. Tutto intorno è un tuffo nella vita di una grande artista, tra mobili antichi, quadri dipinti lungo lo scorrere del fiume degli anni, scaffali traboccanti di libri, onorificenze e riconoscimenti appesi alle pareti. «Ah ma il viaggio è cominciato da lontano, soprattutto nel tempo», racconta l’artista. «Mio padre era ingegnere di professione quando io sono nata, poi però è diventato dirigente scolastico. Fu allora che cominciai a viaggiare. Lui era molto bravo nel suo lavoro, così lo destinavano a una scuola con qualche problema gestionale e aspettavano che la rimettesse in sesto; subito dopo lo trasferivano in un’altra città e, con la famiglia al seguito, si spostava un po’ qua un po’ là.» Il ricordo di suo padre Lamberto è molto vivo in Liliana Cano. Tra l’altro, anche alcuni istituti scolastici delle province di Sassari e Nuoro hanno beneficiato della sua direzione negli anni subito successivi alla Seconda Guerra Mondiale. La mamma, invece, figlia dello scultore Attilio Nigra, ha avuto un ruolo decisivo nella sua formazione artistica. Si è accorta lei, per prima, che la piccola Liliana aveva capacità da non sottovalutare. E come si è comportata? «Mi ha obbligato a disegnare», risponde l’artista con una risata. «Ricordo un episodio, un giorno alle scuole elementari. Mia mamma si era raccomandata perché facessi da brava ma non mi aveva spiegato che cosa a scuola si facesse. L’insegnante ci disse di realizzare sul foglio una cornicetta e io non sapevo cosa fosse. cano4Guardai il foglio della mia compagna di banco e vidi che stava disegnando papaveri. ‘Ma io quelli li so fare’, pensai, e mi misi a disegnarli anche io. E i miei erano più belli dei suoi.» La risata accompagna spesso il racconto di Liliana Cano, mente la luce entra dalle due finestre alle sue spalle. «Così mia mamma decise di farmi seguire un percorso di studi artistici, con il liceo e l’Accademia Albertina a Torino. L’Accademia è stata un luogo di incontro con il disegno meditato. Lì si impara molto dallo studio di dettagli come gli occhi, la bocca, le mani, uniti ai vari strumenti di realizzazione come il carbone, la matita e così via. Ma la formazione è completa perché comprende, per esempio, anche l’ornato (sono le decorazioni scultoree delle porte, dei tavoli, delle finestre) o le proiezioni ortogonali, la prospettiva, e altro ancora.» I minuti corrono via veloci, gli argomenti si intrecciano seguendo il filo dei ricordi, così ci si ritrova a parlare della Sassari che non c’è più, vissuta da artisti che rispondono a cognomi importanti come Spada o Meledina, giusto per citarne qualcuno. Liliana Cano li ha conosciuti, li ricorda, sempre con occhio ironico e disincantato. «Ah, con loro di arte non si parlava», dice subito. «Ognuno faceva la sua e basta. Però ci si ritrovava per scambiare idee e passare il tempo insieme, quando arrivava il giusto periodo dell’anno anche davanti a un bel piatto di fainé e del buon vino.» Nello scorrere della memoria, Piazza Castello, Piazza Azuni e Piazza Tola rappresentano un triangolo entro il quale alcuni dei migliori artisti della città si incontravano anche per fondare quella che poi sarebbe diventata l’Associazione Artisti Sardi. Un’associazione dalla breve durata ma dall’intensa attività: realizzò, infatti, una collettiva nei locali del nuovo grattacielo (all’epoca ancora in costruzione, siamo a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta), e persino al di là del Tirreno, in quel di Bologna. «A Bologna ebbi una gran fortuna», ricorda la pittrice. cano3«Il celebre Corrado Corazza scrisse che ero un’artista di forza europea. Questo mi aprì molte porte. Di quel periodo e degli amici di allora, quindi, non posso che avere un ottimo ricordo. Erano persone con le quali si stava davvero bene.» La luce del pomeriggio entra nella stanza quando arriviamo agli anni dei viaggi, vissuti attraverso soggiorni più o meno brevi presso diverse città italiane ed europee. Parliamo di Genova, Milano, Roma, Siena, Firenze, Venezia, importanti città d’arte che hanno accolto Liliana Cano a braccia aperte. «A Parigi sono arrivata in un secondo tempo, insieme con un amico pittore milanese che aveva una piccola casa in un piccolo quartiere della sua città e la metteva a disposizione degli amici. Non c’era nemmeno il bagno privato, in questa casetta, ma uno in comune. Ebbene, con lui e con altri due amici abbiamo realizzato una mostra a Parigi e poi a Taranto. Un’esperienza molto bella.» E in Russia? cano6«Lì ho conosciuto il Conte Tolstoj, discendente dell’omonima dinastia. Mi ha regalato una rosa enorme, senza spine. Bellissima, come bellissima è la Russia.» E ha fatto anche di più, destinando un dipinto di Liliana Cano, “Paesaggio Provenzale” realizzato a olio, al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. Negli ultimi anni, l’attività artistica di Liliana Cano ha avuto un grande impulso anche in terra Sarda. Per esempio nel nuorese, nei Comuni di Oliena e Atzara, ma anche a Budoni, Ittiri, Cagliari e Sassari. Molte chiese racchiudono al loro interno dipinti di enormi dimensioni raffiguranti scene tratte dai Vangeli. Anche casa sua ne custodisce una, molto suggestiva, nell’anticamera dopo l’ingresso, raffigurante l’Ascensione. I classici trovano poi in Ulisse, il protagonista dell’Odissea, un altro grande protagonista delle sue opere, raffigurato su una serie di quindici tele esposte per la prima volta a Sassari nel 2015. L’ultima mostra in ordine di tempo, quella di cui parlavamo in apertura, è la mostra del 2016 dal titolo “Passione e Devozione”, ospitata in città presso i locali dell’ex Tappezzeria Dettori: scene di lavoro e di vita, volti femminili, cavalli, paesaggi e colori da sogno. Il pomeriggio in compagnia della grande artista volge al termine. Prima di salutarci ci fa ancora un regalo: una visita guidata tra le innumerevoli opere conservate nelle sue stanze. Ci racconta come sono nate alcune tele, tra queste una che raffigura la casa in cui ha vissuto nei suoi anni francesi. I premi appesi alle pareti, le foto delle mostre e dei successi. Vogliamo chiudere quest’incontro con un’ultima domanda, una semplice curiosità da profani. Cosa prova un artista nel momento in cui sente arrivare l’ispirazione? «È come un’idea fissa», risponde con estrema naturalezza. «Un’idea fissa che vuole essere concretizzata sul foglio bianco. Quindi, guardando il foglio bianco, si comincia a costruire come si vuole.»

Un ringraziamento speciale al Maestro Giulio Romano Pirozzi per le sue splendide foto. Diplomato nell’istituto di Fotocinematografia da ripresa, miglior allievo premiato in Campidoglio dal fu Sindaco di Roma avv. Umberto Tupini nel 1957. Primo premio nazionale del concorso fotografico Osram “il sole notturno della lampada più potente al mondo” con il compenso di 20 gettoni d’oro ricevuti nel palazzo del “Pirellone” a milano nel 1961. Segue per diversi anni la pittura sarda mettendone in risalto le bellezze e le estemporaneità dell’attimo con le sue fotografie; in Liliana Cano trova la sua massima espressione fotografica seguendola da vicino per diversi anni della sua carriera. Queste le sue parole in merito all’artista: “Con stima e simpatia alla grande artista sarda Liliana Cano, pittrice di forme, spontaneità ed immediatezza, che le conferiscono un tratto d’inconfondibile stile, va il mio più vivo apprezzamento per il suo innato talento. Pertanto dedico alla sua nobile e generosa persona queste mie immagini, pubblicate su questa bella e prestigiosa rivista sassarese dedicata all’arte”.

di Daniele Dettori
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                              foto: Giulio Romano Pirozzi

 

Un commento su “LILIANA CANO – LA PITTURA, I VIAGGI, LA VITA

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