GIULIANO SALE

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Giuliano Sale si racconta in questa intervista di Benito Olmeo.

Gli uomini che passano per essere i più duri sono in realtà molto più sensibili di quelli di cui si vanta sensibilità espansiva. Essi si fanno duri perché la loro sensibilità, essendo vera, li fa soffrire. – Benjamin Constant –

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L’intervista a Giuliano Sale

Quando e come nasce la tua passione per l’Arte?

La mia passione, o meglio la mia curiosità nei confronti del disegno nasce in giovanissima età. Da bambino una delle poche cose che riusciva a contenere la mia grande irrequietezza era proprio quella di fermarmi e mettermi a disegnare animali. A quell’età ero, e forse lo sono tuttora, un grande appassionato di documentari sugli animali nei loro habitat e in particolare quelli sui felini che sbranavano vive le loro prede. Mi piaceva disegnare queste scene di lotta tra animali.

Mi preme ricordare una figura artistica che penso non possa essere trascurata in questa intervista, Il Maestro Gaetano Brundu (Cagliari 1936-2015) uno dei fondatori (tra le tante altre attività) del rivoluzionario Studio 58. Cos’ha significato per te questa figura sia a livello umano, che artistico?

Gaetano Brundu, come giustamente ricordi tu, credo sia stata una figura molto importante per me e per altri che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, ma soprattutto capirlo. Artista prima, e insegnante dopo, decisamente fuori dalle righe e dagli schemi. Ciò che di lui ricordo con più simpatia è quella sua bizzarra abitudine di portare sempre con sé un sacchetto di plastica che conteneva giornali o altro di chissà cosa misterioso. Il suo approccio all’insegnamento era diverso, tendeva a rapportarsi a noi, non come alunni, ma come potenziali artisti, e quello che ci lasciava lo realizzavi magari dopo ore o giorni, per questo l’ho ritenuto un apprendimento sempre più profondo.

Le sue lezioni erano certo di programma ministeriale ma portava ad ogni nostro incontro riviste d’arte nazionali e internazionali che ci faceva sfogliare. Questo, che all’epoca internet era cosa perlopiù sconosciuta, mi è servita perché era una possibilità di vedere cosa c’era nel mondo dell’Arte.

Amico anche al di fuori del liceo, Gaetano lo incontravi in giro per Cagliari vecchia o alle inaugurazioni delle mostre sempre con il suo amato sacchetto e con la sua espressione timida e inadeguata al mondo che lo circondava e ci rimanevi ore a parlare di vita e arte.

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Giuliano Sale 2020 130×110 cm olio su tela -Happy hour into the third circle- Collezione Demara

Sardegna: quanto ha influito nel tuo percorso formativo vivere in un’ isola che ti ha visto nascere a livello artistico?

Non saprei quanto abbia influito onestamente. Non mi sono mai sentito “artista sardo” nel senso che lavoravo o sentivo di dover raccontare la mia terra nel mio operato artistico. Dipingevo e basta, senza legame alcuno al territorio e alle sue tradizioni. Ovviamente Cagliari mi ha dato i natali, ho fatto la mia prima mostra in spazi a pagamento come tantissimi miei coetanei al periodo e poi, subito dopo mi ha preso sotto la sua ala “protettrice” Wanda Nazzari con il suo Centro Culturale “Man Ray” di Castello e da lì, via, ho iniziato a partecipare ad eventi artistici culturali e mostre all’interno del centro culturale e fuori, per tutta la Sardegna.

Dopo anni di lavoro ovunque e con chiunque nella mia terra, l’sola iniziava a non bastare piu, quindi partecipando a vari concorsi nazionali ho avuto la fortuna di essere selezionato come finalista ed esporre le mie opere al di fuori dell’isola. Con tanta determinazione e sicuramente altrettanta fortuna sono arrivato ad oggi.

Giuliano Sale 2020 130×110 cm olio su tela -The red lamp – Courtesy Crag Gallery

Milano: smog, caos, deturpazione, bellezza. Sembra la cornice ideale per il tuo modo di dipingere e vedere il mondo prendere forma nei tuoi lavori.

Milano sicuramente è stata ed è importante per il mio percorso, città accogliente e brutale allo stesso tempo, Milano ti offre tante scelte e opportunità e allo stesso tempo ti mangia le budella. Dà e prende. Sicuramente in questa città ancora oggi si ha la possibilità di vivere n un ambiente ricco di eventi artistici di alta qualità, a livello nazionale e internazionale. Si respira quell’aria frizzantina del “qualcosa può succedere”. Questa cornice ha sicuramente influenzato, insieme ai numerosi viaggi o esperienze lavorative internazionali, il mio lavoro. Viaggiare e vedere cosa ti circonda crea chi sei e cosa fai, c’è poco da girarci intorno.

La tua sensibilità artistica è la prima cosa che impressiona vedendo i tuoi lavori. Tante volte la pittura è fatta di troppi paragoni o critica. Sei d’accordo?

Ti risponderò onestamente, senza fronzoli o giri di parole: sono tutte puttanate. Pittura è cosa importante, il resto è un contorno che cambia, si modifica ed evolve, o involve, alla velocità della luce.

Giuliano Sale 2020 130×110 cm olio su tela -Two men and one bottle- Courtesy Crag Gallery

Da tanti anni fai parte della galleria di Milano Antonio Colombo Arte Contemporanea e la tua prima mostra Biedermeier, l’umanità al crepuscolo la inauguri proprio nei loro spazi, cosa ha significato per te questo momento a livello artistico

Ha significato il giusto riconoscimento, ho lavorato tanto con altrettanto impegno, sono umile ma lucido, diciamo che me lo meritavo. Fu quella mostra curata da Ivan Quaroni, critico e amico della prima ora milanese e, anche per lui, fu la prima mostra personale che curò alla Galleria di Antonio Colombo.

Una tua frase affermazione durante un’intervista mi ha colpito: “provo disgusto per un’arte che punta alla gradevolezza d’impatto”. Mi motivi questa tua affermazione?

Lo penso ancora adesso, l’arte non deve abbellire il muro o abbinarsi perfettamente al divano. Chi compra arte, in questo caso arte contemporanea, deve spendere per avere in cambio un “pugno in faccia”, qualcosa che ti colpisce, che ti muove varie emozioni che son diverse dall’appagamento consumista del comprare un semplice oggetto di design. Perché è quel “pugno in faccia” che può scongiurare quel cortocircuito tra la mercificazione dell’arte, con la creazione di prodotti artistici creati ad hoc per un mercato, e un mercato stesso che ha la velleità di “culturizzarsi”.

A livello artistico sei molto libero. Non fai distinzione tra diverse correnti, classiche o contemporanea, ma negli ultimi anni il tuo lavoro si è focalizzato nel mettere in scena la nostra società, le tue visioni del quotidiano prendono forma nei tuoi lavori; vizi, caos, paranoie. Loro abitano i tuoi lavori e raccontano una società malata

Esattamente. Da vari anni ormai mi sono liberato di leggi immaginarie o presunte dove un artista deve per forza essere coerente con se stesso o al suo percorso artistico e altre puttanate simili. Adesso, più di prima, penso di essere libero di lavorare come preferisco, assemblando classicità con pittura più espressionista, per rimescolare ancora aggiungendo elementi legati al segno o alla street art. Rappresento quello che mi sta intorno, senza pensarci troppo, racconto la mia vita, i miei vizi, le mie paranoie e se questi raccontano di una società malata o inquietante, beh, è la realtà dei fatti.

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Giuliano Sale 2019 140x120cm olio e acrilico su tela -Party with happy end- Collezione Sironi

In questo momento storico di difficoltà sociale, con le relazioni ridotte al minimo, com’è cambiato il tuo modo di vedere/vivere la quotidianità e l’arte in senso stretto?

Non è cambiato molto, onestamente. Almeno, per quello che riguarda l’arte e il lavoro ho sempre operato in una situazione di “lockdown fisico”, nel mio studio in solitudine, senza interferenze esterne. Non ho mai amato residenze o cose simili, quindi tutto è rimasto intatto. Per il resto, la quotidianità è diventata alienante e stressante a livelli osceni, non che prima fossi particolarmente mondano, ma manca poter andare ad un museo o ad una inaugurazione, ma soprattutto manca sedersi al bar con un bel negroni. Quello sì, manca seriamente.

di Benito Olmeo

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