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tamburo1Abbiamo scambiato qualche parola con Francesco Simola, giovane dapprima appassionato e poi anche professionista dell’arte del tamburo. Questo strumento dal fascino antico non ha, per lui, alcun segreto. Impegnato dal 2001 nel Gremio Maggiore di San Giuseppe, patrono dei falegnami, suona però anche per alcuni comitati di paese. Schivo per natura, ci ha regalato alcuni minuti utilissimi per tentare di carpire alcuni segreti della sua arte.

In un flash, ci sapresti raccontare chi è Francesco Simola?

Francesco Simola nasce a Sassari, il 12 marzo di 28 anni fa, da una famiglia modesta.

Sei da sempre molto attento alle usanze e alle radici, mi spieghi cosa rappresentano per te Sassari e la sua storia?

Sassari è la mia città d’origine, è ricca di tradizioni e riti sacri che mi affascinano fin da piccolo. Queste emozioni vengono particolarmente sentite al centro storico, quartiere in cui ho sempre vissuto ed è cosi che ho iniziato a prendere parte a queste manifestazioni.

La passione per la “Festha Manna” (i Candelieri), quando e da cosa nasce?

I Candelieri sono la festa principalmente sentita di Sassari e il suono caratteristico della “Faradda” è quello del tamburo. Già da bambino lo amavo e cercavo di riprodurre quel suono, con qualsiasi cosa mi capitasse, anche semplicemente battendo le dita sul tavolo. È così che, piano piano, mi sono avvicinato alla festa e ai Gremi cittadini.

Il nome deriva dal persiano “Tambur”, ed è un oggetto che esiste nella maggior parte delle culture: parlo, appunto, del tamburo. Come nasce in te la passione per questo strumento e nel portare avanti una tradizione artigianale che ormai si sta perdendo?

La mia prima passione nasce da piccolo e riesco a portarla avanti e a rinnovarla ogni giorno grazie alla mia scuola di tamburo, dove insegno ai piccoli musicisti come suonare e dove provo a trasmettere tutto il mio amore per questo strumento.

Sei un artigiano, costruisci da zero i tamburi, alla vecchia maniera e con tutte le attenzioni dovute. Come nasce un tamburo e quali materiali utilizzi per la creazione di queste piccole opere d’arte?

tamburo2Il tamburo si costruisce in circa 6/7 mesi ed è composto da: i due cerchi maestri, i due cerchi forati (entrambi in legno di faggio), la cassa d’ottone, le pelli, la corda, il timpano e i tiranti di accordatura. Per prima cosa si conciano le pelli di capra, capretto o asino a seconda dei casi, che hanno una lunga fase di lavorazione. Successivamente si costruisce la cassa d’ottone che viene lavorata con macchinari meccanici, come la calandra e la bordatrice per renderla perfettamente cilindrica. La fase finale è dedicata alla sistemazione delle corde, dei tiranti e del timpano. Da ultimo ci si dedica ai dettagli di rifinitura e alla lucidatura, per poi passare all’accordatura.

Anche nel sociale sei molto attivo, so che hai creato un’associazione volta al recupero e all’insegnamento di questo strumento e al suo legame con la religiosità. Come e quando è nato tutto questo?

L’attività di insegnamento nasce una quindicina di anni fa, mentre due anni or sono, nel mese di maggio, sono finalmente riuscito a creare l’associazione, così da conservare questa mia passione sempre viva e poterla trasmettere, evitando che vada persa.

In questo momento sei molto impegnato nel seguire e vivere il Rito Della Settimana Santa, che si svolge il Martedì Santo. Mi sorprende che, nonostante la tua giovane età, tu tenga molto alle tradizioni religiose legate alla nostra città e ai nostri concittadini. Come vivi questi momenti?

Vivo le emozioni della Settimana Santa nella stessa misura in cui vivo tutti gli altri riti legati alla mia città, cioè con grande dedizione.

Chi è in realtà Francesco Simola?

Francesco Simola è un semplice ragazzo che ama Sassari e le antiche tradizioni che qui si vivono.

di Benito Olmeo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
                              foto: Donato Manca

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