COSTANTINO SPADA – INTERVISTA ALLA FIGLIA

spada2Costantino Spada nasce a Sassari il 28 Ottobre del 1922 da padre vigile urbano e madre casalinga. Secondo di otto figli, quattro maschi e quattro femmine, fin da giovane mostra grande attitudine per la pittura. Inizia il suo percorso artistico come pittore di strada ed entra poi nella bottega di Giovanni Pulli dove viene notato da Filippo Figari che lo convince a frequentare la Scuola d’Arte da lui diretta. Arrivato all’Istituto d’Arte, sorprende tutti grazie alla sua grande istintività e maestranza pittorica e alla sua umiltà e disponibilità verso gli altri. Dopo aver terminato il corso di decorazione e pittura con Filippo Figari – al quale rimarrà sempre riconoscente e molto legato sul piano umano e artistico – Spada prende una sua strada artistica, senza nessun limite per la pittura, anzi con la convinzione che niente debba essere precluso ad un artista. Si convince che alla pittura spetti una dignità superiore (cit. G.Altea, M. Magnani, Pittura e scultura dal 1930-1960). Si fa conoscere alla rassegna Sindacale Sarda nel 1939 (alla quale parteciperà anche il suo mentore nonché maestro Filippo Figari) e alla mostra del GUF nel 1940. Insieme a Libero Meledina è considerato il più talentuoso e promettente tra i giovani artisti. Alla fine degli anni ’40 la ricerca volge al realismo con sfumature espressioniste che si consolidano negli anni ’50 con I’inserimento di tematiche religiose. Nel 1940 affresca la Sagrestia di San Donato con una storia di Cristo. In seguito si occupò delle chiese di San Giuseppe, San Sisto, Servi di Maria e del seminario Arcivescovile di Sassari, fino ad arrivare all’apice della sua più grande espressione artistica con gli affreschi e i dipinti della chiesa del Sacro Cuore. Si sposa nel 1947. Dei suoi nove figli, tre seguiranno le orme del talento artistico paterno: Alina, Ettore e Turi. Nel 1949 partecipa a Venezia ad una mostra collettiva e da quel momento in poi non si fermerà più fino al giorno della sua morte, che avverrà il 21 Ottobre del 1975. A soli 52 anni scompare per sempre uno dei più grandi artisti del nostro secolo, nonché figura di grande umanità e umiltà. Il racconto di sua figlia Maddalena mette in luce Costantino Spada come artista ma sopratutto ci descrive uno spaccato della sua vita.

Che ricordo ci dà di Spada come uomo e come padre?

spada3Sull’uomo e padre posso raccontare ben poco, avevo appena 9 anni quando lui è venuto a mancare. Ricordo comunque che le mie sorelle più grandi mi raccontavano che era un uomo molto allegro, ma anche severo e serio quando necessitava. Bastava un suo sguardo per zittirci. Molto geloso di mia madre, era anche un uomo molto attento alle necessità di casa, non faceva mancare nulla. Ricordo che quando stava fuori a fare baldoria, rientrava con dei regali bellissimi per farsi perdonare da mia madre (sorride, n.d.r.).Un uomo anche molto generoso verso il prossimo, forse anche troppo. Nelle sue visite in ospedale non dimenticava di aiutare chi ne aveva bisogno e quando aveva a che fare con famiglie bisognose cercava di prestare aiuto fin dove gli era possibile. Un grande amico di tutti. Forse anche per questo tante volte le persone che conoscevano la sua indole non esitavano ad approfittare della sua bontà.

E come pittore? 

Era un pittore istintivo, senza regole. La sua capacità era la naturalezza, senza riferimenti o ispirazioni verso nessun collega. La sua pittura veniva dall’emozione, quella che supera i limiti del linguaggio della pittura per la pittura, questa è forse la definizione che più gli si addice.

Come nacque il suo amore per la pittura?

Era parte di lui da sempre, qualcosa di scritto nel suo Dna.

Aveva esordito giovanissimo nel 1937 esponendo alla mostra dei giovani alla Prelittorale, come fu questo periodo per lui?

Molto felice e prospero di grandi iniziative. Insieme al suo amico fraterno Libero Meledina visse i primi grandi approcci con la pittura. Nel 1939 qualche anno dopo la Prelittorale comincia la sua vera carriera artistica. Nel 1940 si fece conoscere alla Sindacale Sarda e alla mostra dei giovani. La sua carriera decollò non solo tra le mura sassaresi ma anche nel continente. Conseguì numerosi riconoscimenti sia in Europa che negli Stati Uniti dove ottenne grande notorietà.

Nel 1940 la sua ricerca di pittura cresce e volge al realismo con sfumature espressioniste, cosa ci dice di questo periodo?

Era un artista e come tale si adeguò ai tempi, cogliendo l’evolversi della pittura in quel momento storico ma sempre mantenendo uno stile personale e una sua identità.

Nel 1950 si sposta verso tematiche più religiose affrescando la chiesa del Sacro Cuore. Come mai questo cambio di rotta?

spada4Come ho detto si adeguava ai tempi ma in questo caso il discorso è un po’ diverso visto che fin da giovanissimo ebbe un rapporto stretto con la religione visto che proveniva da una famiglia molto credente. La chiesa del Sacro Cuore è considerata ad oggi la sua opera più importante. Iniziò nel 1960, per finire la sua opera quasi 9 anni più tardi
cioè nel 1969. Fu un lavoro immane che gli portò via moltissime energie sia fisiche che mentali.

Come possiamo definire il suo rapporto con la città di Sassari?

Era molto legato a Sassari e aveva un ottimo rapporto con la città e Sassari ha sempre ricambiato con grande affetto.

Ci sono degli aneddoti che possiamo ricordare?

Una persona mi raccontò una volta che quando mio padre frequentava  – come altri artisti – lo studio di Giovanni Piu in Piazza Università, desiderava avere una natura morta dell’autore perché avrebbe voluto riprodurla perché avrebbe voluto lo stesso effetto. Un giorno, con sua grande sorpresa, un suo amico riuscì ad acquistare da Piu (e anche ad una cifra modesta) proprio il quadro che mio padre avrebbe desiderato avere. Propose quindi all’amico di barattare la tela di Piu con due dei suoi quadri ma il giovanotto non gliela concesse. Dopo qualche tempo, il giovane (che era originario di Genova), di ritorno a Sassari per lavoro, cercò Costantino per fargli avere il quadro tanto desiderato ma purtroppo mio padre era già deceduto da qualche mese e non riuscì, nonostante molte ricerche, ad avere nemmeno un solo quadro di Spada per la sua collezione privata.

Come nasceva un dipinto di Costantino Spada?

spada1Dal suo istinto e dalla sua ispirazione in quel momento. Alle volte prendeva cavalletto e tela e andava in spiaggia, a Platamona a dipingere, oppure scendeva in studio e lavorava con le modelle. Mi ricordo che quando avevo sei anni la sua ispirazione volle ritrarmi su tela. Guardai me stessa su quel dipinto e mi sembrò di essere davanti ad uno specchio talmente l’immagine era vivida e reale. Per mia sfortuna qualche giorno più tardi una contessa di Torino vide il ritratto e lo volle a tutti i costi, non badando a spese. Mio padre visto il mio dispiacere mi promise che me ne avrebbe fatto un’altro. Purtroppo non poté mantenere la promessa a causa dei suoi problemi di salute.

Ha mai cercato di recuperare quel ritratto?

Devo dire in sincerità di aver fatto varie ricerche sulla contessa e sul ritratto che mi rappresentava, ma purtroppo invano. Ho pubblicato vari annunci anche su giornali locali ma senza alcun esito.

In che modo suo padre visse il passaggio allievo ad insegnante di disegno proprio nell’istituto che lo aveva visto nascere artisticamente?

Lo visse in maniera molto umile. L’arte era la sua passione e il suo amore, di conseguenza, riusciva a trasmetterla ai ragazzi in modo molto spontaneo e con metodi molto paritari.

Che rapporto aveva con i giovani artisti?

Apprezzava tutto ciò che era arte, soprattutto quella giovanile, visto il suo trascorso e il mestiere che svolgeva.

Come viveva la sua notorietà?

In modo molto umile e sociale. Tutto per lui pareva normale. Non aveva manie di grandezza anzi, ricordo che le persone che incontrava spesso gli si rivolgevano in modo confidenziale: «Costanti’…». Andava molto fiero della semplicità che riusciva a trasmettere.

Quali sono i dipinti di suo padre che ama particolarmente?

I miei dipinti preferiti suoi sono i ritratti e le nature morte. Quando ancora oggi mi capita di vederne qualcuno, rimango incantata. Sembrano ogni volta prendere vita.

E suo padre invece quali amava di più?

Senza dubbio le figure.

Giunti alla conclusione, come potremmo definire Costantino Spada?

Un  uomo nato per dipingere. La pittura per lui era la vita stessa ma al contempo sapeva accettare l’esistenza in tutte le complessità che mostra.

di Benito Olmeo 
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One Reply to “COSTANTINO SPADA – INTERVISTA ALLA FIGLIA”

  • Fu grazie a Costantino Spada e alla sua sensibilità umana e artistica, che oggi l’arte è diventata parte integrante della mia vita.

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