BICE BALDRATI

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di Salvatore Muglia

Bice Baldrati, nata a Sassari nel 1907 da Annetta Sechi (Sassarese “in ciabi”) e da Domenico Baldrati (di Ravenna), fin da bambina aveva dimostrato innate attitudini per le arti figurative ed una buona sensibilità e passione per la musica – influenzata in questo dal padre, appassionato di lirica, ma anche buon conoscitore delle canzoni in voga.

La sua attività artistica ebbe inizio quando i genitori, consigliati dal suo insegnante di disegno, la inviarono a Roma dove venne iscritta al Liceo Artistico collegato con L’Accademia di Belle Arti. Così, nell’atmosfera affascinante della Roma degli anni Venti, si formò alla scuola del grande Paschetto, acquarellista e decoratore. Alcuni dei suoi maestri più noti furono Prini, DeVico e Grabher.

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Terminati gli studi, Bice sarebbe voluta restare a Roma dove era entrata nell’ambiente artistico e aveva partecipato a importanti mostre come la Marghuttiana e la grande Quadriennale Collettiva al Palazzo delle Esposizioni, ma i suoi la richiamano in Sardegna. Poco dopo, nel 1929, venne chiamata a Iglesias per un incarico come insegnante di Disegno. Nella Cittadina entrò nell’ambiente scolastico, artistico e dei dirigenti delle miniere, allora molto attivo, e si immerse nella vivacità di un mondo multiculturale.

Espose in varie occasioni le sue opere realizzate, nel suo personalissimo stile, tra figurativo, figurativo-onirico ed impressionismo, con le tempere e gli acquarelli usati con fresca originalità. Le sue immagini rispecchiano le emozioni ed i sentimenti derivanti dalla bellezza della costa Sulcitana e dalla realtà sociale delle miniere allora vissuta intensamente. In quel periodo in occasione del decennale della marcia su Roma, durante una visita del Duce alle miniere con la relativa consueta parata, Bice ebbe una censura a causa di un suo commento sagace sul viso di Benito Mussolini, da lei giudicato non positivamente dal punto di vista estetico e… non solo!

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Il periodo incantato e fecondo nell’Iglesiente durò circa cinque anni. Rientrata a Sassari si unì in matrimonio con Francesco Squintu, impiegato di Banca. Ebbe due figli. Col matrimonio la sua attività d’insegnante s’interruppe per ben dieci anni; attività poi ripresa nel 1944. Anche a Sassari proseguì, sebbene con ritmo più blando, la sua attività artistica e culturale. Fino agli anni Ottanta propose mostre personali e partecipò a diverse mostre collettive.

In quel periodo – ricordano i figli – capitava non di rado che peperoni, melanzane, uva ma anche triglie e testine d’agnello, attendessero a lungo prima di essere cucinati, poiché divenivano protagonisti dei suoi dipinti di natura morta. Questo con grande disappunto del marito Francesco!

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A Sassari, nei primi anni Sessanta, fu tra le socie fondatrici della FIDAPA di cui curò la sezione artistica. Oltre che alla pittura si dedicò alla poesia, ottenendo rilevanti riconoscimenti in campo nazionale: tra gli altri il 1° premio a Napoli (Trofeo Internazionale del Mediterraneo, 1972) e il 1° premio a Ferrara (Città del Silenzio, 1976). Molte delle sue liriche sono apparse su importanti riviste letterarie (Silarus, Nuova Civiltà, Tempo Sensibile, Frontiera, diretta da Remo Branca) e in due raccolte antologiche: “L’Inganno del sole” pubblicato nel 1980 da EuraPress di Milano, e “Lo Scrigno di Granito” pubblicato nel 1991 da Seledizioni di Bologna. Il suo periodo d’insegnamento di disegno e di storia dell’arte (Istituto Magistrale di Sassari) ebbe termine nel 1977.

UNA NENIA – ARABO LAMENTO
ORA LA MIA ISOLA È VESTITA DI VERDE,
I PRATI SONO ACCESI DI PAPAVERI
E SUI MASSI TRIONFANO GINESTRE
UBRIACHE DI SOLE.
SUONANO L’API VIOLONCELLI D’ORO
PER CORTEGGIARE I FIORI D’ASFODELO
ALTI NEL VENTO.
ORA LE GREGGI SAZIANO LA FAME
LUNGA DELL’INVERNO
ROMPENDO, COL SUONO DEI CAMPANI,
IL MAGICO SILENZIO DELLE VALLI.
GLI AFFANNI DELLA VITA SUA RANDAGIA
DIMENTICA IL PASTORE,
E MODULA, COL FLAUTO DI CANNA,
UNA SUA NENIA ANTICA, CH’È LAMENTO
D’ARABA STIRPE.
– SI PUÒ CHIAMARE AMORE TUTTO QUESTO
CHE DOMANI SARÀ MORTE…?
E SOLA RESTERÀ LA TERRA AMARA
SPACCATA DAL SOLE.
UN AVVOLTOIO CON ALI DI FUOCO
S’ALZERÀ DALLE ROCCE DI BAUNEI
E RUOTERÀ NEL CIELO A BERSI L’ARIA
E LA SPERANZA DEL VERDE… –
SUI CAMPI GIALLI DEGLI SPENTI AMORI
PASCOLERÀ LA MORTE
SQUALLIDI CAVALLI.

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L’ultimo dei suoi dipinti, intitolato “Alberi di Luce” (1994), dedicato alla vena creativa musicale e letteraria del gruppo musicale HumaniorA, divenne la copertina del loro 3° Album dal titolo “Conversando con Pablo”. La collaborazione con il Laboratorio Musicale Letterario Sassarese si estese anche alla creazione di due canzoni nate sui testi di “Fratelli miei Banditi” e “Quando Saltavo” e all’utilizzo dei suoi dipinti per le copertine di altri album. L’artista si è spenta a Sassari nel Maggio 2002.

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QUANDO SALTAVO
QUANDO SALTAVO CON LE GAMBE NUDE
I GRADINI DI MARMO DEL LOGGIATO
MI SENTIVO PADRONA DEL CREATO,
E NON VEDEVO I VECCHI CAMMINARE
A PASSI INCERTI E LENTI.
ALLA MIA INCOSCIENTE FANCIULLEZZA
TUTTO ERA DOVUTO PER LA FESTA
DI VIVERE E CANTARE
AL VENTO, AL CIELO, E AL MARE
LA MIA GIOIA DI VIVERE.
PER IL MIO GODIMENTO, RIFIORIVA
IL GIARDINO, RINVERDIVANO I PRATI,
CANTAVANO GLI UCCELLI SOPRA I RAMI,
ED IN CIELO VAGAVANO LE RONDINI
A RALLEGRARE IL SOLE.
POI LA MIA PRIMAVERA S’È PERDUTA
IN NERI CIELI DI NEBBIE.
SU GIARDINI SPETTRALI
È CADUTA LA MIA STELLA…!
ORA DISCENDO CON TREMORE
LE SCALE DELLA MIA ANTICA FESTA.
LONTANO…
S’È PERDUTO IL VOLO DELLE RONDINI.
VEDO SOLTANTO, NEL
GRIGIORE DEI MIEI GIORNI DI CENERE,
APPOGGIATI AL BASTONE
I VECCHI CAMMINARE
VERSO LA MORTE, A PASSI INCERTI E LENTI.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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