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Benito Olmeo intervista per noi uno dei grandi nomi della musica isolana: Joe Perrino!Cagliaritano ma con un grande amore per Sassari!

Raccontati e raccontaci un po’ di te.

Sono alto 165 cm, peso 71 kg, ho due figli, i miei hobby preferiti oltre la musica, sono: lettura e boxe.

Qual è stato il brano che ti ha fatto innamorare della musica?

Un brano vero e proprio non c’è, ma diciamo che tutto il movimento musicale anni ’60 e ’70 ha contribuito in modo fondamentale a farmi innamorare della musica.

Mi racconti il movimento musicale a Cagliari durante i tuoi primi passi nella musica?

Quando iniziai a suonare avevo 17 anni, con il gruppo hardcore punk, gli “SS2o”. La scena del periodo era dominata perlopiù da gruppi di piazza, da alcune band new wave e heavy metal, poi tutto subì una rivoluzione e di questo – senza false modestie – penso di essere stato il responsabile con i “Joe Perrino e The Mellowtones”. Diciamo che portammo una ventata di aria fresca.

Fondi la tua prima band nel 1984 e il vostro nome si rifaceva a una delle prime formazioni di Frank Zappa, “Joe Perrino e The Mellowtones”, perché questa scelta?

Fu una scelta in parte casuale, anche se a dire il vero il nostro bassista era un appassionato di Frank Zappa e suggerì il nome.

Poi il tuo vero nome, Nicola Macciò, verrà sostituito da Joe Perrino, perché?

Dopo un nostro concerto, ci fu una recensione sul giornale locale, L’Unione Sarda, che per sbaglio scrisse «il cantante Nicola Macciò, alias Joe Perrino», da lì il mio vero nome mutò in Joe Perrino, il resto è storia.

 

“Joe Perrino e The Mellowtones” riscuotono un grande successo sia di pubblico che di critica. Ci racconti quel periodo?

Ricordo un periodo molto intenso, “sesso, droga & rock n’ roll”, eravamo completamente fuori di testa. Ricordo che girammo l’Italia in lungo e in largo riscuotendo un notevole successo. Devo ammettere che erano altri tempi, c’era molta leggerezza ma anche molto interesse, un bel circuito di clubs e collaborazioni con altre band: Litfiba, Diaframma, Neon, Denovo, Gazvenada e altre garage band, come Sick Rose ecc. Devo dire che forse il nostro essere sempre persone “in giostra” e festaioli, ci ha un po’ penalizzato, ma eravamo un fiume in piena, in tutti i sensi.

Eravate a un passo da spiccare il volo, e poi?

In quel periodo eravamo sotto un’etichetta fiorentina indipendente, la IRA Records. Tra le varie band quelle più in luce eravamo noi e i Litfiba. Per questioni di marketing dovettero prendere la decisione di sacrificare una delle due band per portare avanti un progetto. Purtroppo venimmo sacrificati noi, perché devo dire che in parte il nostro essere oscurava i Litfiba e loro cercavano di tenerci a bada, ma questa è un’altra storia (‘fanculo!).

Poi sparisci dalla Sardegna e vai in quel di Londra, ci racconti le tue esperienze e il movimento musicale lì?

Decisi di sciogliere i “Joe Perrino e Mellowtones” e mi trasferii a Londra. Venni chiamato per un’audizione con una band londinese molto in voga in quel periodo, “House of London”, con cui iniziai a suonare, ma l’esperimento sfumò subito a causa di problemi interni alla band. Dopo diverse prove con altri gruppi, conobbi il chitarrista Perry Boyesen e decidemmo di formare una band “The A.D. Show”, crossover metal, e nel giro di un anno riuscimmo a ritagliarci i nostri spazi e ad essere considerati dalla stampa londinese una delle migliori band emergenti. Fummo contattati per firmare un grosso contratto con un altrettanto importante manager, ex p.r. di David Bowie, Rolling Stones e Queen. Pensando di aver trovato finalmente la persona giusta cercammo di lanciarci, ma purtroppo il “personaggio” fece solo casini e un mucchio di problemi, tra cui farci perdere il produttore a cui piacevamo tanto, Zeus. B.
Held (Gary Moore, Psichedelic Furs, Nina Hagen), che ci avrebbe permesso di scritturarci con l’etichetta americana Geffen che a quei tempi era la più grossa. Dopo che ci furono tutti questi inconvenienti litigammo col manager e andò tutto a puttane. A quel punto vista la situazione proposi alla band di trasferirci a New York, per provare nuove strade musicali e proporci a nuovi palcoscenici, ma purtroppo non ebbero il coraggio di seguirmi, così decisi definitivamente di interrompere il mio rapporto con loro.

Nel 1994 decidi quindi di tornare in Sardegna dove fondi gli “Elefante Bianco”, (dal titolo di una canzone degli Area), una miscela di crossover, hard rock, metal. Eravate dei pazzeschi animali da palcoscenico. Forse è stato il gruppo che ti ha rappresentato di più. Che ne pensi?

È vero. Gli Elefante Bianco nascono quasi per gioco, visto che dopo l’esperienza con gli A.D. Show avevo deciso di smettere. Penso che siano il seguito spirituale degli A.D. Show. Ricordo che quasi per caso mi capitò di sentire questi ragazzini suonare (allora lo erano), molto dotati ma che avevano bisogno di essere
educati musicalmente – lo dico senza presunzione. Fu così che nacquero gli Elefante Bianco. Come dicevi tu, ottimi musicisti e “animali da palcoscenico”, diciamo Fratelli. Il resto penso non ci sia bisogno di dirtelo, lo conosci.

Poi intraprendi una carriera da solista, diverse partecipazioni con altri gruppi, formi i “Rolling Gangster”, i “Grog”, fai diverse apparizioni tra film e teatro… sei un artista a tutto tondo.

Sì, oltre la musica mi è sempre piaciuto recitare, ho avuto l’opportunità di fare qualcosa nel cinema e nel teatro. Diciamo che tendo sempre a fare qualcosa di nuovo anche nella musica, sono uno che si annoia facilmente. Ho sempre bisogno di mettermi alla prova, continuamente. Penso che fino ad ora mi sia andata bene, forse perché faccio tutto col cuore, e con molto entusiasmo. È la mia vita.

Arriviamo ad oggi. Sei alle prese con il “Malavita Tour”, dal tuo ultimo cd “Canzoni di Malavita”. Come nasce questo tuo ultimo lavoro?

Il progetto “Canzoni di Mala” nasce casualmente, avendo scoperto attraverso una vecchia musicassetta alcune canzoni tradizionali della mala. Ho deciso di riarrangiarle e rendere quel materiale più appetibile e di facile comprensione. Il mio scopo è sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto all’attuale situazione carceraria italiana che è un disastro. Con l’ultimo lavoro, “Canzoni di Mala 2 – Rinchiuso innocente”, ho cercato di dare una veste ai brani quasi pop, per far sì che i messaggi arrivino in maniera più diretta possibile, con una leggerezza e facilità che maschera tematiche pesanti, d’altronde penso che la musica sia prima di tutto comunicazione.

Da poco hai collaborato a un pezzo dei Nasodoble, “Cazz Boh”, insieme ad Ilaria Porceddu, Beppe Dettori e Francesco Piu. Ce ne parli?

Per me “Cazz Boh” è un atto dovuto. Io sono indipendentista da anni ormai, mi considero un patriota sardo e lotto e lotterò sempre per una Sardegna libera. Poi Ale, Carta, Beppe.. “son amici de core”.

Chi è in realtà Nicola Macciò alias JoePerrino?

Un rocker tutto pasticciato, che ama la musica e dicono un buon padre… rock ‘n roll!

di Benito Olmeo
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