Tazenda
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Mi danno appuntamento una mattina d’estate nella loro sala prove, a Sassari. Il primo ad arrivare è Gigi Camedda, poi ci raggiunge Gino Marielli. Infine Nicola Nite. “Camilla, mettiti qui, amore, dai!”. Camilla è il cane di Nicola. Si accuccia ai nostri piedi e resta lì, buona, per tutta l’intervista. È come essere a casa. È come aprire il libro della memoria. Forse per quelle voci così familiari, che sono la nostra storia. Forse perché quando hai di fronte artisti che hanno alle spalle quasi quarant’anni di carriera vorresti fare mille domande, ma sai che il tempo non basterà a ripercorrere la loro lunga storia vissuta tra musica, incontri, palchi, ricordi e vita. Perché loro sono i Tazenda, uno dei primi gruppi di rock etnico in Italia, fondato nel 1988 da Andrea Parodi, la “voce d’angelo”, Gigi Camedda, timbro scuro, anima rock, e tastiere, e Gino Marielli, voce delicata e profonda, chitarra e autore dei più grandi successi. Nasce “Sole Nero”, poi il “Coro degli Angeli”, infine i “Tazenda”. Momenti di una continua evoluzione che non conosce fine.

Tazenda

Tazenda, l’intervista

Il settore musicale ha vissuto un lungo stop a causa della pandemia. Come è stato riprendere dopo tutto questo tempo e come state affrontando questo periodo?

Riprendere è stato bellissimo perché, oltre al fatto che abbiamo capito quanto sia importante per noi salire sul palco, perché non si può suonare a casa per più di due mesi (la musica è fatta per essere condivisa), abbiamo notato prima di tutto quanto ne avevano bisogno gli altri, avevano gli occhi pieni di felicità. I problemi sono diversi: ai concerti non si può ballare e saltare e la nostra scaletta è costruita per creare delle emozioni… si parte in minore, come si dice in teatro, e si sale, si sale, fino a raggiungere un punto, un acme, e poi riscendere… questo, ovviamente, non si può fare e abbiamo dovuto rivedere la scaletta. Abbiamo anche pensato di togliere i pezzi che “fanno saltare”, ma non è giusto, e comunque la gente si sta abituando a “saltare con le mani”. Un altro grande problema è che noi vivevamo, sia emozionalmente sia economicamente, soprattutto dalle feste di piazza. Attualmente stiamo facendo delle serate che sono sostenute, più o meno, dai Comuni, dagli organizzatori e dai singoli, o da noi stessi… ci mettiamo in gioco come piccoli imprenditori e in questo periodo è abbastanza difficile. Questi sono i problemi, ma sappiamo che siamo “in terapia” e accettiamo, pensando che questa sia solo una fase”.

Gino Marielli

Durante tutto il lockdown, che in realtà è durato quasi un anno e mezzo, fortunatamente la tecnologia ci ha permesso di continuare a vivere attraverso lo streaming, anzi direi a sopravvivere… siamo stati i primi a creare una situazione in streaming, perché eravamo disperati… io personalmente ho iniziato a studiare lo strumento, come facevo a quattordici anni, ma poi ti dico che dopo qualche mese mi sono stancato. Perché noi abbiamo un altro discorso da portare avanti: dobbiamo esibirci. Il nostro pane è il live, abbiamo bisogno, come diceva Gino, di condividere la musica. Lo streaming è stato un antidolorifico, perché ti appaga fino a un certo punto, ma c’è bisogno del contatto, altrimenti il nostro lavoro non ha nessuna ragione di esistere. Aggiungo con una nota piccola di protesta che, arrivati a metà del 2021, il nostro settore non si è ripreso, ha ancora bisogno di essere sostenuto. E io spero che si trovi un modo, perché per quanto riguarda il nostro lavoro siamo ancora alla anormalità. Noi siamo abituati a svolgerlo da quasi quarant’anni, a svolgerlo così com’era fino al 2019.

Gigi Camedda

Nel corso degli anni la comunicazione, l’intrattenimento (non da villaggio turistico, ovviamente, ma proprio da show, da spettacolo), sono diventati il punto forte dei nostri live. Tutto questo non solo è venuto a mancare, ma c’è anche un altro aspetto di questa situazione: in questo momento le persone che vengono a sentirci non sanno esattamente come comportarsi. Mi riferisco intanto alla grande parte del nostro “zoccolo duro” che ci segue sempre, ma anche alle persone che non ci hanno quasi mai visti, che cercano, seduti sulle loro sedie, di capire come interpretare i nostri segnali di intrattenimento. Allora in qualche modo oltre al nostro repertorio, la nostra band (Massimo Cossu, chitarra; Massimo Canu, basso; Luca Folino, batteria; Paolo Erre, tastiere, n.d.r.), le nostre luci, i nostri contenuti, la parte della comunicazione, che già era importante per noi, è diventata un punto forte dei nostri spettacoli… arriva da noi allora il consiglio, l’abbraccio, l’ordine: li facciamo alzare in piedi per cinque secondi, poi ci risediamo tutti, poi per farci una risata in più ci rialziamo e ci risediamo altre quindici volte, a seconda della canzone… le persone sorridono… poi raccontiamo un pochino più di noi e di questa fase del repertorio e dei live dei Tazenda. Visto il momento che viviamo, raccontiamo di più “Antìstasis”, facciamo ascoltare molto materiale nuovo. Ci sono diversi aspetti da gestire. In più bisogna considerare che per chi organizza i live per noi, ma anche per noi stessi, non è facile gestire una piazza. È necessaria sicurezza e i costi aumentano fortemente, a discapito di una platea più ridotta. Prima potevamo permetterci di fare concerti con migliaia di persone. Ora dobbiamo cercare di gestirne cento, duecento o cinquecento, ma dobbiamo anche tenere conto dell’aspetto emotivo delle persone che ci vengono a sentire. Le dobbiamo interpretare, coccolare e proteggere, perché anche loro si chiedono cosa possano fare, se si possano alzare, se possano battere le mani. Vedi incertezza nei loro sguardi.

Nicola Nite

Il vostro ultimo lavoro, Antìstasis (dal greco classico “resistenza”), ha un significato particolare per voi. Quanto è innovativo questo lavoro rispetto agli album precedenti?

Per noi questo disco ha tantissimi aspetti che lo rendono particolare. Il primo è che c’è Nicola, che ormai ha battuto il record di tutti i cantanti dei Tazenda, perché è al nono anno. Abbiamo tardato a realizzare questo disco, l’ultimo risale al 2012. Così è un lavoro molto lontano dal precedente, con Nicola che prende la sua posizione all’interno di un disco di inediti. È molto sofferto… perché, quando è arrivato Nicola, abbiamo capito che avevamo bisogno di tempo per conoscerci, per capire i nostri gusti musicali, per capire quale direzione prendere. All’inizio noi volevamo realizzare un disco subito, ma non ci siamo riusciti, un po’ per via della casa discografica nuova, e poi bisognava considerare che i gusti e il tempo cambiano. Non seguiamo le mode, però non siamo neanche sordi, la musica si ascolta. I Tazenda non possono più fare la musica degli anni Novanta, perché non appartiene più al nostro animo, vogliamo evolverci… abbiamo iniziato il disco tre/quattro anni fa. I contenuti di “Antìstasis” sono più in italiano che in sardo, tanto che a un certo punto eravamo preoccupati che ci accusassero di “esterofilia”! (ride, n.d.r.)… In questo disco si parla di sentimenti umani, di amicizia, di relazione, di paura, di desiderio, di morte

Gino Marielli

Ci siamo trovati anche con “Antìstasis” a gestire il nostro modo di cantare, il nostro modo di portare le nostre voci. Questo è il primo disco
che realizzo con i Tazenda, quindi oltre a essere il ventesimo assume un significato particolare, visto anche il periodo strano che viviamo…
paradossalmente “Antìstasis” parlava del 2021 già nel 2017, soprattutto nei suoi contenuti… anche lì, inconsapevolmente, non abbiamo deciso a tavolino quello che sarebbe stata la scaletta del disco. È andata così: un giorno A nos Bier, un giorno Oro e Cristallo, un giorno
Splenda, un giorno Alla ricerca, un giorno Dentro le parole… c’è tutto e soprattutto quando l’abbiamo finito ci siamo accorti di quanto italiano ci sia stato e di quanto non l’abbiamo fatto apposta!”

Nicola Nite

Come siete riusciti a creare questa forte intesa che si percepisce durante i live, considerate le vostre differenze? Cosa aveva Nicola Nite in più rispetto a tanti cantanti che nel 2012 si sono presentati all’audizione con il sogno di entrare a far parte dei Tazenda?

Credo che la sinergia nasca da sola, non la si crea a tavolino… tu ti butti e inizi a nuotare, nuotiamo insieme, uso una metafora per dire facciamo musica insieme… se nasce vuol dire che avevamo qualcosa da raccontarci, significa che abbiamo un discorso da portare avanti. È successo che questo non sia avvenuto con altri cantanti, ma non per colpa di qualcuno… ci sono dei fenomeni che nascono nell’aria, si respirano. Certe cose accadono. Altre no”

Gigi Camedda

Io e Gigi facciamo parte di gruppi vocali da quarant’anni… l’impasto è un mistero, è come cucinare: metti insieme tre persone bravissime, cantano bene, sono intonatissime ma non funzionano, non c’è vibrazione. Ne metti insieme altre, magari uno è calante, l’altro crescente e, non si sa perché, nasce una magia… come i Beatles, come tanti gruppi vocali. I Tazenda, con la mia voce, quella di Gigi e quella di Andrea (Parodi, n.d.r.) funzionavano insieme. Con Nicola è successa la stessa cosa, sebbene abbia una voce diversissima dalla nostra e da quella di Andrea, ad esempio. È vero, quando abbiamo iniziato a fare il primo provino, in Carrasecare, ad esempio, la sua voce era al centro, potente, io in alto, lui in basso, o viceversa, nasceva quella fusione, l’accordo aveva un registro, un impasto che era già “Tazenda”. Per noi era bello e questo è fondamentale per funzionare, perché quando cantiamo tutti e tre insieme siamo protetti da un’aura magica

Gino Marielli

Dopo tanti anni mi sento parte di un pezzo di storia, perlomeno da quando sono arrivato in poi… ma, come dicevano Gigi e Gino, la sinergia non è scontata e, soprattutto, non può essere decisa a tavolino. Anche mettendo insieme i più bravi cantanti del mondo può non funzionare e non è detto che vadano bene e che si fondano insieme e che ci sia quell’amalgama fra le voci di cui parlava anche Gino. Bisogna avere a disposizione artisti preparati, ma capaci di ascoltare quello che fanno gli altri. È stata una delle prime cose che ci ha convinti da subito, che a loro ha convinto da subito: il fatto che quando cantiamo insieme ci sia tutt’uno che è molto difficile da spiegare però esiste, alla gente arriva. È quello che in fondo a noi interessa… che arrivi qualcosa di sincero, di onesto, di trasparente, di vero

Nicola Nite

A maggio 2021 è mancato Franco Battiato, artista al quale eravate molto affezionati… anche il brano dei Tazenda Alla ricerca di te, scritto da Gino, mostra un’affinità proprio con l’aspetto più spirituale ed esistenziale espresso in molti testi di Battiato.

Ci sarebbe piaciuto fare qualcosa insieme e forse sarebbe successo… abbiamo anche degli amici in comune… anche Nicola ama Battiato,
chi fa musica e gioca con le canzoni non può non apprezzarlo. Io personalmente ho in comune la sua stessa fissazione sulla ricerca
“spirituale” (anche se questo termine non mi piace). Nel testo che hai citato l’ho chiamato “fratello”, un po’ come usano i frati: tutte le persone che tendono verso la stessa direzione vengono indicati con i termini di “fratellanza” e di “sorellanza”. Mi faceva piacere da parte mia insignirmi di essere suo fratello (sorride, n.d.r.). Io invidio invece Gigi, perché ha incontrato Battiato proprio nel momento in cui un giorno, all’aeroporto, mi ero allontanato per andare al bar.

Gino Marielli

Eravamo all’aeroporto di Fiumicino, non ricordo perché non ci fosse Andrea, sono passati troppi anni… a un certo punto Gino si allontana
(come succede sempre quando ci troviamo all’aeroporto, appare solo cinque minuti prima dell’imbarco) e si avvicina Franco Battiato! Era il periodo di Povera Patria e portava la barba. Ricordo che all’imbarco avevo incontrato un amico che come noi stava ritornando in Sardegna… Gino si è allontanato e io e questo ragazzo ci siamo ritrovati da soli in un angolo dell’aeroporto. A un certo punto ci siamo detti: “Ehi guarda lì c’è Franco Battiato!”. Vedo che a un certo punto Battiato si sposta e cammina verso di me. Marco, il ragazzo che stava
insieme a me, mi ha detto “Secondo me sta venendo da te!” e io ho risposto “Eh, dai!”. Mi sono accorto che però intorno a me non c’era
nessuno, e più si avvicinava, più la cosa diventava reale. Stava venendo proprio da me, mi aveva riconosciuto. Per noi era l’anno di Spunta la luna dal monte, o di Pizzinnos… non ricordo bene… comunque in quel periodo eravamo molto famosi, frequentavamo molto la Rai, eravamo un gruppo “televisivo”. Eravamo sempre in tv e sicuramente mi ha riconosciuto e si è avvicinato a farmi i complimenti. È stata una grande emozione per me, mi sono venute le “farfalle nello stomaco”. Mi ha stretto la mano e mi ha detto: “Ciao, apprezzo molto quello che state facendo. Stai ritornando in Patria, vero?”. Poi è andato via e quando Gino è tornato gli ho detto: “Ti sei perso Franco Battiato che ci ha fatto dei grandissimi complimenti!”. Questo è un bel ricordo, che porterò nel cuore per sempre!

Gigi Camedda

Ultimamente tra i giovani va molto di moda il reggaeton? Cosa ne pensate? Esiste un modo per trasmettere alle giovani generazioni un gusto musicale?

È una fase, è un momento, certo forse allora c’erano un po’ più contenuti per tutti, oggi la questione è più monotematica, però è sicuramente una fase. Noi in controtendenza, in “Antìstasis” abbiamo espresso la voce della nostra ribellione. Strizziamo sempre l’occhio all’elettronica, ma lasciamo sempre al centro l’idea della canzone, perché è giusto che sia così. La canzone, sua maestà la grande e vecchia canzone. Che è un po’ quello che hanno fatto per tutta la vita Battiato, Dalla, ecc. Ognuno di noi può interpretarne le sfumature
migliori. Battisti, che fa da filo conduttore, da cordone ombelicale fra tutte le nostre esperienze.

Nicola Nite

No, non c’è un modo e non ci deve essere… le case discografiche prendono ciò che funziona. Ma io credo che per un giovane la migliore
formazione sia: ascoltare bene, dalla A alla Z. Noi abbiamo nella nostra formazione anche il prog inglese… abbiamo amato i Genesis…
ma, a parte questa parentesi del prog ci sono gruppi importanti che hanno fatto la storia della musica. Bach, Beethoven hanno fatto la storia della musica classica, i Bealtes, i Queen, i Pink Floyd hanno fatto la storia della musica rock. Non possiamo andare oggi da un giovane e chiedergli: conosci bene John Lennon, conosci Freddie Mercury, conosci Paul McCartney? Perché se ti ride dietro potrebbe anche avere ragione. Il risultato è che lui ha una scarsa cultura musicale e se vorrà fare il musicista sarà un problema. Il momento musicale che stiamo vivendo è questo… tu hai detto: si ascolta solo reggaeton, io peggioro la situazione e cito anche il rap e la trap ed
è questo però, noi dobbiamo accettarlo. Può essere che sia come dice Nicola: che sia un momento, anche se ho i miei dubbi. Il livello si è abbassato tantissimo, ma perché difficilmente i ragazzi hanno un amore per uno strumento. I ragazzi che suonano ci sono ancora, ma prima i negozi di strumenti musicali vendevano mille volte più di quello che vendono adesso, perché nessuno vuole più imparare a suonare uno strumento.

Gigi Camedda

Io dico che è come per l’educazione. Educare non vuol dire consigliare, obbligare… sono curioso di sapere come si potrà rivalutare quello che si ascolta adesso

Gino Marielli

Nelle vostre canzoni avete affrontato la questione “incendi” e il tema della natura ferita e ho letto un testo molto forte e molto bello dedicato “Agli umani, alla natura, agli animali”, scritto in occasione degli incendi che questa estate hanno devastato il Montiferru e la Planargia.

Il testo è un grande testo che Gino ha scritto per tutti noi. Gli incendi, indipendentemente dalle cause e dalle responsabilità, sono una cosa infame… violenta. È come un aereo che cade, non puoi farci niente… per quanto mi riguarda è una delle cose più terribili! Quando
viaggiamo noi attraversiamo luoghi bellissimi che percorriamo quasi sempre in macchina. Ci capita di vedere gli incendi vicini, di osservare dalla 131 tutti i focolai. È deprimente, violento, è molto triste, cambiano i nostri umori, i nostri caratteri… poi sappiamo che in mezzo ci sono gli animali e ci tocca molto, ci fa proprio male.

Nicola Nite

Questo testo è nato spontaneamente e ho scelto una via di mezzo, una prosa poetica… certo sarebbe più bello scrivere della vittoria
dei sardi alle Olimpiadi, ma purtroppo siamo chiamati anche per questo. Gli umani sono meno indifesi, hanno una qualche possibilità di
fuga. I cavalli, ad esempio, si arrabbiano, scalciano e vanno incontro al fuoco, gli uccelli non sopravvivono, sono senza scampo tra le fiamme. Il territorio non può parlare, non può piangere, noi siamo responsabili.

Gino Marielli

Gli animali non hanno via di fuga, I numeri sono altissimi. Solo in Italia si parla oltre 20 milioni morti in due mesi! Ritorna sempre finché non cambierà la testa delle persone.”

Gigi Camedda

La mattina scorre veloce. Quarant’anni di carriera. Quante storie, aneddoti restano ancora da raccontare. Ma è ora di andare. Questa sera un altro palco attenderà i Tazenda. Tante persone saranno lì ad aspettarli. Per “abbracciarsi con gli occhi”, per “ballare con le mani”, per alzarsi in piedi e ricordare Andrea, per cantare insieme a Nicola, Gigi e Gino Carrassecare, Spunta la luna dal monte, Pizzinnos, Madre terra, Cuore e vento e un altro brano ancora. Per continuare questa storia iniziata quaran’anni fa. Per ascoltare la nuova resistenza e rivoluzione in musica dei Tazenda. Tre anime diverse e un misterioso impasto di voce, parole e musica.

di Luciana Satta

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