di Alessandro Luiu

1967 – 2017. Non sembra ma sono passati cinquant’anni da quando venne commissionata, al maestro Giuseppe Silecchia, la targa commemorativa di Bobby. Ai più il nome suonerà sicuramente sconosciuto ma ritengo che a quasi tutti voi sarà capitato, almeno una volta, di alzare gli occhi percorrendo i portici Crispo in Piazza d’Italia (sul lato destro per chi sale e di fronte all’attuale Caffè Giordano) e vedere una mattonella con disegnato un cane accompagnato da qualche scritta ormai sbiadita. Un cane bassotto, rinomato frequentatore dei portici e degli avventori del bar che condividevano con lui paste e dolci consumati ai tavolini. La targa recita così: “A RICORDO DI BOBBY (DETTO CHILOMETRO) – IL RE DEI CANI RANDAGI. MORTO 1967 – GLI AMICI E.N.P.A.”
Ci sono voci discordanti sull’origine del soprannome (Chilometro), ma i più sostengono che derivasse proprio dal fatto che appartenesse alla razza dei bassotti e dalla sproporzione tra l’altezza da terra e la sua lunghezza (pari lòngu un chilometro). Altri lo attribuiscono al fatto che, come per anni hanno fatto i sassaresi frequentatori del salotto della città, altrettanto facesse lui percorrendo varie volte in salita e discesa la piazza cittadina al seguito di quanti gli regalavano una carezza. Sulla targa a lui dedicata, viene raffigurato con lo sfondo del monumento a Vittorio Emanuele II, proprio come un re con tanto di corona e mantellina, croce al petto e sigaro fumante tra le labbra, mentre snobba una cagnetta innamorata. Raccontava mio padre che, nonostante la poca altezza da terra, non disdegnasse le femmine anche se di altra razza e ben più alte di lui. A seguito di diversi tentativi andati a vuoto, riusciva a far sua l’amata preda stando sul bordo del marciapiede e compensando così la differenza con l’altra.

articolo dell’epoca

Gianni Merella raccontò tempo fa, sulla pagina Facebook della rivista di come, in una notte d’inverno, il nostro avesse rischiato un’atroce fine per strangolamento ma, sorprese della vita, grandiosa fu la svolta impressa al suo destino. Sempre Merella ci dice che Chilometro ebbe anche l’onore di essere immortalato dal grande artista Montixi. Dal giorno del suo salvataggio divenne un figlio della Sassari d’allora, che non disdegnava una carezza e un pezzo di pasta ad un randagio. Erano gli anni in cui la “cionfra” sassarese era ancora viva e sicuramente questo spirito leggero dell’epoca ha contribuito all’idea di far realizzare una targa ricordo per un cane randagio. Bobby morì in quell’anno, il 1967, probabilmente ucciso da tutti i dolci scroccati ai passanti. Oggi, penso che a nessuno verrebbe in mente di ripetere un gesto simile. Ma oggi esistono i social, e con la velocità con cui nascono e vengono condivise idee simili però eteree, altrettanto velocemente vengono dimenticate. Bobby no. Bobby è presente nella mente di chi lo ha conosciuto, negli occhi di chi non c’era ma lo materializza grazie a quel disegno impresso su ceramica. Come dicevo in principio, sono passati cinquanta anni e ci è sembrato doveroso, nei confronti di chi lo ha voluto, ma anche di chi lo ha realizzato, riportarlo al suo stato originale. Non potevamo chiederlo a nessun altro se non al figlio di chi lo ha realizzato. Interpellato, Marco Silecchia ha immediatamente dato la sua disponibilità a fronte di un piccolo rimborso e, grazie ai lettori di questa rivista e della omonima pagina Facebook, è stato possibile, nell’arco di qualche giorno, raccogliere quanto pattuito con il maestro Silecchia. È nostro onore e piacere riportare i nomi di quanti hanno contribuito al restauro: Anna Garau, Maria Francesca Graziano, Marco Lai, Alessandro Luiu, Salvatore Luiu, Rita Macciotta, Ivan Megetto, Salvatore Muglia, Benito Olmeo, Alessandro Sirigu, Franca Toggia, Gianni Zara.

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