TRE GENERAZIONI DI DONNE “ELIZABETH”

di Daniele Dettori

Il centro storico della nostra città è ricco.
Simili introduzioni possono, di questi tempi, sembrare ossimori eppure basta poco per accorgersi che si tratta di una verità. È sufficiente passeggiare per le strade strette e affollate di edifici, fredde e cupe in inverno, calde e dai profumi variegati in estate, talvolta un po’ spoglie, per scoprirsi circondati da una ricchezza che, come l’Oro di Napoli, fa capolino a ogni angolo. Una ricchezza che arriva dal passato, spesso non riconosciuta nel presente e, di conseguenza, non percepita in chiave futura. Le righe che seguono vogliono soprattutto fare luce sulla ricchezza attuale, sul presente quindi, perché tutto quello che già c’è possa portare frutto anche nel domani.

Alpha Woman. Le cosiddette “donne alpha” sono oggi molto in voga: indicano un modello di femminilità indipendente, volitiva, capace di imporsi senza però snaturarsi e affrontare al meglio tutti gli aspetti della vita. Passeggiando lungo la parte bassa di via Luzzatti, se si entra nel piccolo negozio di Elizabeth, da questo tipo di donne ci si ritrova circondati. A cominciare dalle commesse (sono due, giovani, molto preparate che si alternano mattina e pomeriggio), per proseguire con la titolare e con la titolare emerita, se ci è concesso attribuire questa carica. Si tratta infatti di Giuliana Guicciardi che, a cavallo tra il 2013 e il 2014, ha ceduto lo scettro del negozio a sua figlia Elisabetta Carta. «In realtà avevo tre anni e mezzo quando è cominciata questa avventura», ci racconta Elisabetta. «Un fraterno amico di mio padre, Efisio Delunas, si era già trasferito a Sassari dal sud dell’isola e aveva aperto la sua impresa, la Valigeria di Varese. Quando ha saputo che, partecipando a un bando di gara, c’era la possibilità di ottenere un locale per uso commerciale, ha informato mio padre, il quale ha colto subito l’occasione. Per preparare il locale sono intervenute maestranze sassaresi e cagliaritane, che lo hanno allestito per la vendita di abbigliamento sia femminile che maschile. Il negozio, infatti, era prima appartenuto alle Messaggerie Sarde (che in un secondo tempo si sono trasferite al grattacielo), e prima ancora agli uffici dell’Intendenza di Finanza, di cui abbiamo ancora il vecchio portone di ingresso accanto.»

Si può dire, quindi, che la storia di Elizabeth e quella della sua famiglia siano strettamente legate?

Sì, tra l’altro nei primi tempi è stata movimentata. Mia madre era rientrata a Cagliari, per far nascere mio fratello Massimiliano, dove si è trattenuta qualche mese. In quel periodo il negozio è stato seguito e gestito da mia nonna Lisa insieme a mio nonno. Mia nonna era di Udine e disponeva di contatti con le aziende fornitrici, comprese fabbriche e laboratori artigianali di maglieria e abbigliamento in genere, sia per clientela maschile sia per quella femminile. Quando mia madre è potuta ritornare a Sassari e trasferirsi definitivamente qui, ha ripreso in mano l’attività gestendola con il suo personale: aveva diverse commesse, perché la vendita si svolgeva su due piani, piano terra e primo piano. All’epoca le clienti potevano ancora accedere al primo piano, che era adibito a vendita, camerini per la prova e in parte a magazzino.

Perché, in un secondo tempo, avete deciso di concentrarvi solo sulla clientela femminile?

Aumentavano le richieste di capi conformati, cioè di quelle particolari taglie da parte delle clienti curvy, così scegliemmo di concentrarci su quelle pur mantenendo una vasta offerta sulle taglie regolari. Inoltre, la location di dimensioni abbastanza contenute non consentiva una buona diversificazione uomo/donna. C’è anche da dire che notammo un altro fattore: le signore preferivano venire ad acquistare senza avere il pensiero che, uscendo dal camerino magari in deshabillé, potessero trovarsi in presenza di uomini. Erano altri anni, per cui incise molto anche il fattore culturale. I miei genitori, dopo aver conosciuto Sassari, si resero conto di essere arrivati in una città molto elegante, con un vivacità che sicuramente, in quel periodo, a Cagliari non si percepiva. La signora sassarese ci teneva ad avere quel determinato capo, con quella particolarità magari di tessuto, di rifinitura.

Quali sono le principali differenze tra le clienti di oggi e quelle di fine anni Sessanta?

Oggi la nostra cliente vuole vestire alla moda, con un prodotto di qualità, preferendo capi italiani. Dal canto nostro abbiamo sempre cercato di mantenere il rapporto qualità-prezzo adeguato alle richieste. Forse la differenza principale è che, se allora potevano acquistare anche cinque, sei golfini al mese, oggi non è più così, si fa molta più attenzione ai consumi in generale e quindi anche alle spese dell’abbigliamento. Lo scorso Natale mi è capitato, in diverse occasioni, di ascoltare richieste di clienti che lamentassero la difficoltà nel riuscire a trovare capi 100% lana o cotone. Ed erano meravigliate che da noi si trovassero ancora. Volevano fibre naturali che diverse aziende, anche famose, non utilizzano più perché oggi si prediligono tessuti che garantiscano una certa elasticità. Anche per questo cerchiamo i nostri fornitori tra le piccole imprese, soprattutto a carattere familiare e artigianale.

Qual è, oggi, l’offerta di Elizabeth?

Abbiamo marchi rivolti a un pubblico eterogeneo, giovane o comunque giovanile. Alcuni esempi sono Beatrice B, azienda di Milano che veste Michelle Hunziker e Caterina Balivo; Persona di Marina Rinaldi, che veste signore più curvy. Ancora, mi vengono in mente Annarè e Nero Giardini; poi Fabrimas, un’azienda toscana che ci produce golf a livello artigianale con lane pregiate. Per il prossimo anno abbiamo acquisito anche Nazareno Gabrielli. Pensiamo poi che sia importante distinguersi anche nell’assistenza alle clienti, per questo abbiamo uno staff giovane e attento. La nostra Agnese ha già avuto una sua esperienza personale come imprenditrice, quindi ha la capacità e la professionalità per gestire a 360° l’attività. Da ultima si è aggiunta alla nostra squadra anche Ilaria, che è giovanissima e piena di idee, intraprendente, ha molta voglia di mettersi alla prova. Ogni giorno mi coinvolge in diversi progetti. Fa parte di un’Associazione culturale che si occupa di organizzare eventi; e quindi l’idea è che per questo cinquantesimo anno di attività si sviluppino iniziative collaterali come sfilate di bellezza alle quali, in alcune occasioni, abbiamo già partecipato. Uno degli abiti di Beatrice B, l’estate scorsa, è stato indossato da Miss Mondo Sardegna.

Ci sono mai stati momenti in cui avete pensato di chiudere l’attività?

Sì. Abbiamo pensato di chiudere nel momento in cui mia madre è andata in pensione. Però abbiamo anche riflettuto sul fatto che il fulcro della nostra famiglia, il nostro luogo di incontro per eccellenza, è sempre stato il negozio. Sapendo che mia madre e mia nonna passavano tutto il giorno a lavorarci dentro, i familiari tutti, anche quelli che venivano da Cagliari, per prima cosa passavano in negozio a trovarci e poi, eventualmente, ci si trasferiva a casa. Questo succede ancora oggi. Per dire, mio fratello che è arrivato ieri da Olbia è prima passato in negozio. Questa funzione di ritrovo c’è non solo per la famiglia ma anche per gli amici. Tra una chiacchiera, una caramella e una sigaretta fuori, poi si va a mangiare la pizza. In qualche locale del centro, ovviamente.

Quindi non avete neppure mai pensato di trasferire tutto altrove rispetto al centro?

Concretamente no. Quando è balenato il pensiero ci siamo sempre detti che via Luzzatti è il cuore di Sassari e ha un passaggio ancora apprezzabile ma soprattutto la nostra clientela è abituata a trovarci lì. Poi io amo molto il centro, ci sono cresciuta da quando avevo tre anni e mezzo.

Un suo pensiero sul centro storico?

Credo che, se si vuole restituire al centro quel passaggio e quella vitalità di un tempo, si debba innanzitutto riportarvi le funzioni pubbliche e amministrative: l’antico palazzo dell’Intendenza di Finanza è attualmente vuoto, eppure è molto ampio ed è stato ristrutturato nel 2013 ma da allora i lavori si sono fermati. Ricordo alcuni dei grandi nomi che negli anni hanno reso via Luzzatti il centro del commercio: Vanacore elettricità, Silvetti con il suo abbigliamento femminile, la Ferramenta Sassu, la gioielleria della signorina Mafalda Ascione… negozi di famiglie storiche che hanno lasciato spazio a brand di richiamo più globale. Ecco, un’evoluzione in questo senso sarebbe necessaria anche per la location del centro. Di recente sono entrata in contatto con due giovani architetti: prendendo spunto da una mia visita a Lione, si pensava che sarebbe esteticamente piacevole e funzionale poter inserire un copertura ad arco in una via come Via Luzzatti e non solo, per permettere alle persone di passeggiare anche sotto la pioggia, magari con piacevoli giochi di luce e senza, naturalmente, risultare troppo invasivi verso le strutture storiche. Un simile progetto andrebbe studiato con la Soprintendenza per poi, magari, estenderlo e valorizzarlo ad altre zone del centro città.

foto: Emanuele Canu

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